Cosa è lecito attendersi dall’anno appena iniziato? Dando retta agli ultimi trascorsi, ben poco di buono. Il principio di induzione non ci lascia molte speranze.

Nessuna possibilità che il nuovo anno ci riservi sorprese positive? Ovviamente no. Anche perché “sorprese positive” è un ossimoro.

Utile, quindi, stilare un elenco di 21 motivi, rigorosamente in ordine alfabetico, per salutare “allegramente” il 2015, in attesa di scoprire cosa ci riserva il 2016.

A come amianto – una delle sostanze più nocive del ventesimo secolo; pare che fosse tra gli ingredienti del Das, con cui generazioni di bambini hanno giocato. Non ci si fa mancare nulla.

B come Banca Etruria – una disillusione per chi credeva nelle banche locali, espressione del territorio e connotate in maniera più “umana”. Una conferma che è tutto un “magna-magna” per chi ama i discorsi da bar.

C come Cinque Stelle – hanno provato a spersonalizzare il movimento, a scendere a patti con i media, a destreggiarsi tra le polemiche (interne e non), ma alla fine i risultati sono inferiori al clamore dei proclami. Deja vu.

D come dieselgate – anche i primi della classe copiano. A giudicare dai risultati, hanno copiato da noi Italiani. Una piccola soddisfazione.

E come Expo – code apocalittiche come ricordo indelebile di una manifestazione di cui si è parlato fino alla nausea (che, trattandosi di cibo, è l’unica espressione adeguata).

F come foreign fighters – il decreto antiterrorismo sancisce ufficialmente che è un reato per i cittadini italiani andare a combattere all’estero. E con questo l’Italia ha dato il suo contributo alla lotta al terrorismo internazionale.

G come giustizia – è ufficiale: non sono più gli Italiani a non credere nella giustizia, ma è la giustizia a non credere più negli Italiani.

H come hiv – qualche caso clamoroso (l’attore Charlie Sheen e l’untore romano Valentino) ha riportato all’attenzione di un’opinione pubblica sonnacchiosa il problema, mai risolto, dell’aids. I giovani che erano stati sensibilizzati a suo tempo, in effetti, adesso sono alle prese con andropausa e menopausa. Meglio rinfrescare l’argomento.

I come Isis – per chi ha vissuto gli “anni di piombo”, le azioni terroristiche del 2015 hanno disseppellito dal passato ricordi devastanti, ma amplificati da una follia che non si credeva possibile, portata su scala planetaria.

L come Lemmy Kilmister – se ne è andato uno degli ultimi rocker “duri & puri”, un mito non solo per i fan dei Motorhead, ma per diverse generazioni cresciute nel mito della triade sex&drugs&Rock’n’roll; con buona pace dei salutisti che cercano ancora di farci credere che non si può vivere a lungo facendo una vita dissoluta.

M come Mafia Capitale – non è che ci fosse necessità dell’ennesima conferma di come il sistema-paese sia profondamente marcio, ma è arrivata ugualmente. Le conferme non sono mai troppe.

N come nebbia – erano anni che non si vedeva, sia quella “storica” in val padana, sia quella locale intorno a Firenze. A parte qualcuno con l’hobby della fotografia, in generale nessuno la rimpiangeva.

O come olio (poco) extravergine – i consumatori hanno avuto un’altra mazzata; una nuova truffa di quelle dalle quali non è facile difendersi: olio di scarsa qualità spacciato per extravergine. Il fettuntagate non è scoppiato; sicuramente per colpa delle solite lobbies dei sostenitori del burro (il loro potere cresce inarrestabile dai tempi di Ultimo tango a Parigi).

P come petrolio – alla fine del 2015 il prezzo al barile è crollato ai livelli del 2008, ma il prezzo dei carburanti alla pompa si è attestato su livelli del 30% superiori a quelli del 2008. Per dirla all’inglese “cornuti e mazziati”.

Q come Quantitative Easing – non è il principio in sé a creare sconcerto, quanto la consapevolezza che ne deriva che le sorti dei paesi più deboli dell’Unione sono nelle mani di un Grande Fratello bancario che può influenzare le economie del Vecchio Continente. Nonostante il caldo delle nostre latitudini, c’è di che sudare freddo.

R come riforme – mai un sostantivo è stato più svuotato di significato. Per par condicio, però, è utile sottolineare che è stata la parola d’ordine di qualunque governo, di qualsiasi colore.

S come smog – non è chiaro se la popolazione sia più ammorbata dai fumi tossici o dalle polemiche su come (non) risolvere il problema. Nel dubbio, si consiglia di respirare lo stretto indispensabile, in attesa delle trovate geniali dei nostri amministratori (case al freddo? Limiti di velocità risibili? Circolazione alternata secondo l’ascendente del segno zodiacale del guidatore?).

T come Tsipras – una delle meteore più veloci di sempre. Roba da far sembrare longevo il successo dei Jalisse.

U come unioni civili – tra trascrizioni di unioni civili contratte all’estero e successive cancellazioni delle medesime, un tira-e-molla all’italiana. Il sentire comune è chiaro; basta con le discriminazioni e i privilegi di casta: sì alle unioni civili; è giusto che anche gli omossessuali soffrano come gli eterosessuali sposati.

V come Ventimiglia – per giorni la cittadina di confine è stata ostaggio dei profughi che volevano andare in Francia, che democraticamente ha chiuso la “porta di casa”.

Z come zootecnia – la recente apertura normativa verso la possibilità di vendere e somministrare insetti come cibo apre nuovi scenari nel campo dell’allevamento. Se si trova il modo di cucinare le zanzare, le sponde fiorentine dell’Arno saranno dei ristoranti a cielo aperto.

a-z
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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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