Bere è generalmente piacevole, ma se ci si fa prendere la mano può essere piuttosto dispendioso. In Toscana, patria del Brunello e del Sassicaia, il concetto è assai chiaro a tutti fin dalla più tenera età, ma è da poco stato fissato un nuovo limite di quanto possa essere costoso.

Dove? All’Hotel Waldhaus am See, a St Moritz. Già l’ubicazione la dice lunga su cosa sia lecito aspettarsi a livello di costi, ma l’aspettativa può crescere ulteriormente se si tiene conto che, nel bar dell’hotel, c’è la carta degli whisky più ricca al mondo (oltre 2.500 differenti scelte possibili; record ufficializzato dal Guinnes Book of Records).

Cosa? Un whisky, ovviamente. Nello specifico una delle distillerie più collezionate al mondo: Macallan. La bottiglia sfoggia un’etichetta che riporta una data di distillazione da far venire i brividi anche ad un astemio: 1878. Il Whisky è un 27 anni (il whisky invecchia solo mentre matura in botte, una volta in bottiglia le sue caratteristiche non mutano più nel tempo) ed è stato imbottigliato 112 anni fa. Pare che si trattasse dell’ultima bottiglia di quell’annata rimasta al mondo ancora da aprire.

L’hotel la custodiva come una reliquia (anche perché il suo valore sul mercato del collezionismo è di parecchie decine di migliaia di euro) e, per evitare che a qualcuno venisse la tentazione di ordinarne un cicchetto, il direttore dell’hotel aveva fissato per la simbolica dose da 2 cl (la dose standard di un superalcolico è di 4/5 cl) un poco simbolico prezzo di 9.999 CHF (equivalenti a circa 8.750 euro).

Chi? Un appassionato cinese, che ha voluto a tutti i costi (in senso stretto) provare l’ebbrezza di quello che è, probabilmente, il superalcolico più caro al mondo: oltre 437.000 euro al litro.

Adesso il problema dell’hotel è evitare che la bottiglia resti aperta troppo a lungo. Le caratteristiche del whisky, infatti, si deteriorano al prolungato contatto con l’aria. In linea di massima una bottiglia, una volta aperta, dovrebbe essere finita entro breve; qualche mese perché il gusto resti intatto, qualche anno perché il gusto non svilisca troppo. A queste cifre, però, c’è da chiedersi quanto ci vorrà.

Salute

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.