E se davvero si potesse tornare indietro nel tempo, dove vi piacerebbe andare? Io propongo 1910. Perché?! Per giocare al Museo Bardini e diventare un collezionista d’arte!!
Da febbraio a maggio, l’Associazione culturale Artediffusa propone, proprio al museo, una serie di incontri-gioco per far conoscere, a grandi e piccini, le opere e le attività del grande antiquario Stefano Bardini.
Nel 1910, nel giorno del suo compleanno, l’antiquario Stefano Bardini decide di vendere tutte le opere del suo atelier. Alla notizia, collezionisti di fama mondiale si affrettano per acquistare l’enorme patrimonio del Bardini. I bambini potranno vestire i panni dei grandi collezionisti e antiquari e dovranno barattare, partecipare alle aste, contrattare sui prezzi….. E alla fine della sfida collezionistica, sarà anche proclamato il “Collezionista d’eccezione”.
Gli appuntamenti in programma:
A Febbraio, Sabato 16 – alle 11 e alle 14.30 – e domenica 24 alle 11.
A Marzo, Sabato 2 – alle 14.30 e domenica 10 e 24 – alle ore 11.
Ad Aprile, Domenica 14 – alle 11 e sabato 20 e 28 – alle 14.30
A Maggio, Domenica 5 e 19 – alle 11.
I gruppi saranno al massimo di 15 bambini (con un minimo obbligatorio di 2 adulti per gruppo). Per gli incontri – di 2 ore ciascuno –la prenotazione è obbligatoria. Prezzo speciale per bambini e ragazzi (fino ai 18 anni) di 2 euro; per gli adulti il costo del biglietto è quello dell’ingresso al Museo.
Info e prenotazioni al 349 1800311 oppure bardini.atuttiicosti@gmail.com.
Il Museo Bardini è a Firenze in via dei Renai 37.

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.