Il marketing insegna che le esigenze vanno prima create per poi poterle soddisfare. In ambito informatico più volte in passato si è assistito alla nascita di prodotti che poi hanno avuto vita breve, perché creare l’esigenza è relativamente facile, ma farla durare nel tempo è ben altra cosa. Ad ogni annuncio di apparecchi “rivoluzionari”, quindi, segue sempre un certo scetticismo da parte degli addetti ai lavori.

Sta succedendo anche in questo periodo, a fronte dell’annuncio dei primi Always Connected PC. Un ACPC dovrebbe (o vorrebbe) essere un PC con la connettività di uno smartphone e l’autonomia di un cellulare di dieci anni fa (quando la ricarica del telefono si faceva una volta alla settimana): sempre pronto, sempre attivo e sempre connesso.

L’idea di fondo è quella di costruire intorno ad un processore di derivazione “telefonica”, cioè su piattaforma ARM e non x86, quindi con bassissimo consumo, un pc che abbia lo schermo sempre pronto all’uso, la connessione wireless, ma anche una sim per il collegamento in 4G. La possibilità di lasciare a casa (o in ufficio) l’alimentatore apre effettivamente nuovi scenari dal punto di vista della praticità e comodità d’uso.

I primi prodotti presentati dalla Qualcomm, però, sollevano qualche perplessità nell’ottica dell’utilizzo professionale. Sulle versioni base di ACPC, che montano un Windows 10 S (la stessa versione già vista sul Microsoft Surface Laptop), si possono installare solamente applicazioni scaricate dal Windows Store. Per poter installare i classici .exe è necessario un upgrade alla versione Professional. Questo passaggio implica la possibilità di installare i classici eseguibili di Windows, ma solamente in versione 32 bit. Questa limitazione esclude la possibilità di installare prodotti a 64 bit (forse la maggior parte, allo stato tecnologico attuale). Un “passo indietro” dovuto alla scelta della piattaforma ARM che esclude, di fatto, utilizzi grafici avanzati o videogame di ultima generazione sviluppati per piattaforma x86 a 64 bit.

Asus, Lenovo e HP hanno già annunciato i loro ACPC, con RAM d 4 a 8 Gb, SSD da 64 a 256 Gb e schermi da 12,3 a 13,3 pollici, quindi la strada è aperta. Appuntamento all’ormai imminente CES di Las Vegas 2018 per capire quanto i produttori punteranno su questi nuovi dispositivi. L’interesse e l’aspettativa sono elevati, il che non è poco in un mercato come quello dell’informatica

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.