«Dieci piccoli indiani», uno dei più famosi gialli di Agata Christie, è stato pubblicato per la prima volta in Italia con il titolo «… E poi non rimase nessuno», poi ripreso da un film del 1974. Racconta la storia di dieci persone invitate in una villa, da cui uscirà viva una sola (l’assassino) che, fingendosi morto, renderà l’enigma quasi irrisolvibile.
La storia che si è conclusa all’inizio della settimana non ha invece lasciato superstiti: lunedì scorso è passato a miglior vita Gastone Moschin, attore di cinema e teatro ma rimasto nell’immaginario collettivo, soprattutto fiorentino, col nome di Rambaldo Melandri. L’architetto Melandri. Personaggio surreale che insieme al Conte Raffaello “Lello” Mascetti, al giornalista Giorgio Perozzi, al brillante primario professor Sassaroli e al barista Guido Necchi, costituiva l’anima di quelle tragicomiche e irriverenti vicende narrate in «Amici miei». Moschin è salito a far compagnia a Celi, Tognazzi, Montagnani, Noiret e Del Prete. E questa è una certezza. Ma rimane un dubbio che probabilmente resterà senza risposta. Cosa avranno capito i non fiorentini delle vicende narrate in quella beffarda trilogia cinematografica così intimamente legata alla nostra città? Il bar Necchi di via de’ Renai, il piazzale Michelangelo da cui gli amici guardano la Firenze affogata dall’alluvione del 1966, l’albergo di via Porta Rossa dove il Mascetti tradisce la moglie con la Titti, l’edificio sede del giornale «La Nazione», la stazione di Santa Maria Novella con la celebre scena dello schiaffo ai passeggeri in partenza. Il film, anzi i film, non avrebbero potuto essere girati altrove. Impossibile ambientarli a Bergamo, a Brescia, in Valtellina, a Napoli, a Roma, a Palermo…. .
Ogni volta che noi (fiorentini) rivediamo quelle scene proviamo quasi un senso di appartenenza, ci riconosciamo in esse e in quel mondo ormai scomparso. È per questo che forse solo a Firenze abbiamo pianto la scomparsa dell’ultimo protagonista delle zingarate e della supercazzola.
Il tempo intanto ha fatto tabula rasa. Non ci sono più nemmeno i registi dei tre film, Mario Monicelli e Nanny Loi.
… E poi non è rimasto davvero nessuno. Solo le risate. E la malinconia.
Che la terra vi sia lieve, amici miei. Anzi, nostri.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.

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