I robot non saranno androidi, quindi quasi indistinguibili dagli umani (Blade Runner docet), ma quanto meno dal punto di vista lavorativo la somiglianza con gli esseri umani è sempre più marcata. Si era già appurato che i robot, per alcune mansioni, possono (provare a) sostituire gli umani, ma sicuramente è una novità che i robot possano anche risultare non all’altezza delle aspettative dei datori di lavoro, proprio come alcuni lavoratori in carne e ossa.

La Heriot-Watt University, come esperimento, ha inserito nell’organico di un punto vendita di Margiotta Food & Wine, un supermercato di Edimburgo, un robot commesso: Fabio, con il compito di aiutare i clienti.

In un primo tempo Fabio è stato collocato nel reparto alcolici. A quanto sembra, però, dava risposte imprecise ai clienti. Non gli era richiesto di spiegare le differenze tra i vari torbati o di fornire indicazioni su quale birra sia meglio abbinare all’haggis, ma più banalmente di non rispondere alla domanda “Dove posso trovare la birra?” con un tautologico “Al reparto alcolici”, o di rispondere alla domanda “Dove posso trovare il latte?” con uno spiazzante “In frigo”.

In un secondo tempo Fabio è stato utilizzato come promotore, con il compito di convincere i clienti ad assaggiare alcuni prodotti alimentari. Il settore commerciale, però, è notoriamente un ambiente di squali, dove tra i venditori vige la legge del più forte. I “colleghi” mediamente riuscivano ad attirare 48 clienti ogni ora, mentre Fabio faticava a convincerne 8 (quasi tutti nerd, si suppone). In questo caso, però, sorge il dubbio che l’esperienza e il mestiere abbiano giocato un ruolo fondamentale. Un venditore ammiccante o una venditrice espressiva padroneggiano tecniche di comunicazione che già un venditore umano alle prime armi non possiede, figurarsi un simil-elettrodomestico.

Morale: il povero Fabio è stato licenziato dopo solo una settimana di lavoro, con la generica motivazione che le sue prestazioni non erano all’altezza delle aspettative e che spaventava i clienti.

L’evidenza dell’esperimento è che la programmazione del robot non era stata effettuata in maniera adeguata alle mansioni che doveva ricoprire. Dal punto di vista sperimentale, quindi, sono state raccolte informazioni utili per un eventuale affinamento del software, che tenga conto anche della collocazione ambientale e dell’interazione con i clienti. Nessun problema, invece, nell’interazione con i colleghi, che hanno manifestato sincero dispiacere per il licenziamento di Fabio.

Foto dal sito di Margiotta Food & Wine

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.