Andrea Parodi, cantautore sulla carta di identità e molto altro nella vita: da giornalista a conduttore radiofonico, da promotore di eventi a direttore artistico di un’etichetta discografica, ma soprattutto sognatore, esploratore e costruttore di “ponti”.

Cosi si presenta Andrea:

“Il vestito del cantautore è quello che mi piace di più e me lo sono fatto scrivere anche sulla carta d’identità. Ma è davvero difficile vivere di canzoni in questi giorni e ho avuto la fortuna di alternare la mia vita da musicista con lavori altrettanto belli e carichi di soddisfazioni. Dopo una lunga parentesi nel sociale ho fatto il giornalista musicale per il Corriere della Sera e il Buscadero (storica rivista musicale), il promoter, l’organizzatore di eventi, il conduttore radiofonico e da settembre sono il direttore artistico della storica etichetta discografica Appaloosa. La mia filosofia è sempre stata quella di condividere esperienze, contatti e passioni per creare e animare un circuito. Credo che nella vita il tempo della semina non finisca mai, ma qualche volta arrivano raccolti inaspettati.”

Andrea tu da tempo lavori con gli Stati Uniti, portando in Italia talenti d’oltreoceano, come è nata e cosa ti appassiona di questa avventura?

” Ho iniziato a suonare dal vivo All’una&35circa, un locale storico della mia città, Cantù, avevo 19 anni ed al tempo il leggendario Carlo Carlini portava in Italia i migliori songwriters americani, soprattuto texani, e li faceva passare tutti di lì. Mi chiamavano spesso ad aprire questi concerti, chitarra e voce. Li sono nate forti amicizie molte delle quali durano tutt’oggi: Joe Ely, Jimmy LaFave, Eric Andersen, Rick Danko della Band, Radoslav Lorkovich.
Un giorno arrivò a suonare un nuovo cantautore canadese di cui si faceva un gran parlare sulla rivista Buscadero. L’incontro con Bocephus King fu un colpo di fulmine e pochi mesi dopo mi ritrovai ad attraversare l’oceano per la prima volta per andare a Vancouver al suo matrimonio e per farmi produrre il mio disco, “Le Piscine di Fecchio”. Bocephus produsse anche il mio secondo “Soldati” e per restituirgli il favore iniziai a organizzare i suoi tour in Italia. In poco tempo il roster degli artisti cominciò ad allargarsi e il mio baricentro si spostò inevitabilmente verso Austin…
Mi piacciono gli scambi, le contaminazioni, gli stimoli; la musica mi ha dato la possibilità di viaggiare, conoscere persone generose e sensibili e vedere il mondo da angolazioni diverse, cogliendone il “bello” e costruendo ponti.”

So che stai lavorando ad un nuovo disco, il tuo quarto, giusto?

“Si, dopo due dischi registrati a Vancouver e l’ultimo lavoro edito da Universal e realizzato a Sante Fe in New Mexico (Barnetti Bros Band – Chupadero), finalmente mi sono deciso a tornare  ad Austin e lavorare sulle mie nuove canzoni.
Austin e il Texas hanno fatto da cornice da quasi 15 anni a tanti viaggi e avventure. Austin, la città dei cantautori, dove vivono tanti amici, da Joe Ely a JT Van Zandt, da Carrie Rodriguez (che sarà intervistata il prossimo mese, N.d.A.)  a Joel Guzman, da Alejandro Escovedo a David Pulkingham solo per citarne alcuni. Ho trascorso tutto il mese di aprile in Texas e ho voluto respirare a lungo quell’aria di confine di cui ho avuto molta nostalgia in questi ultimi anni, prima di chiudermi in uno studio di registrazione.
A differenza dei miei precedenti lavori questa volta non c’è un “concept” intorno a cui far ruotare il disco. Ho deciso di privilegiare le canzoni ed in questo, mi sono fatto aiutare anche da mio figlio. Questo disco inevitabilmente sarà soprattutto per lui.”

Questa e’ un po’ una domanda di rito: cosa ti manca dell’Italia e ti porti sempre con te quando viaggi?

“Ho iniziato ad apprezzare l’Italia ancora di più proprio nella dimensione dei tour in cui accompagnavo i miei amici americani e canadesi, scollinando gli appennini, sfogliando paesaggi che cambiavano così velocemente fuori dal finestrino, fermandosi a mangiare in una piccola osteria fuori porta.La varietà che abbiamo in Italia, la tipicità delle cucine regionali, i dialetti, le tradizioni, gli stessi paesaggi, credo che da questo punto di vista non ci sia un posto più bello al mondo. Quando vado all’estero non cerco l’Italia, non mi vedrete mai in un ristorante italiano, mi piace esplorare e sono sempre alla ricerca della sincerità e della genuinità. Questo vale per la cucina ma anche per la musica, un po’ per tutto credo.”

E cosa bolle in pentola per il futuro?

“Giulia, allora che dici, lo organizziamo insieme un bel Festival a cavallo tra Texas e Italia? Credo che un ponte meraviglioso tra questi due mondi vada percorso in entrambe le direzioni e rafforzato e impreziosito ad ogni passaggio attraverso le idee e le esperienze.”

 

La mia risposta e’ ovviamente si! E vi terremo aggiornati….

www.pomodorimusic.com

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.