Il termine “virale”, in ambito social media, indica un metodo di diffusione particolarmente veloce e capillare. Spesso alcune app si diffondono in tal modo, diventando in brevissimo tempo un “must have” per smartphone-dipendenti e non.

Altrettanto spesso la durata del fenomeno si rivela, tuttavia, breve. Veloci come si sono diffuse, le app “del momento” scompaiono lasciando poche tracce. Esempio emblematico è Pokémon Go, che un anno fa ha rappresentato un vero e proprio fenomeno di massa a livello planetario, con milioni di utenti che giravano per la strada brandendo il proprio smartphone come tecno-rabdomanti, ma che nel giro di poche settimane, altrettanto velocemente, ha avuto un inarrestabile declino.

Il declino non ha risparmiato neppure i grandi nomi: Google non ha avuto certo i risultati che sperava di ottenere da app come Hangouts o Google+, nonostante gli sforzi profusi a livello di marketing.

Risulta quindi evidente che il vero successo di una App non risieda tanto nel numero di utenti che la scaricano, quanto nel numero di utenti che la utilizzano. Secondo uno studio condotto da Yahoo, un’app inutilizzata viene disinstallata nel giro di una settimana da circa un terzo degli utenti e nel giro di 1-3 mesi da un altro terzo.

Alcune app sono, a tutti gli effetti, strumenti usa-e-getta.

Merita una riflessione il fatto che tra le app più “volatili” non ci siano solo le mode passeggere, come FaceApp e affini, ma che ci siano anche quelle dedicate all’informazione (eliminate in media dopo 11 settimane di mancato utilizzo), seguite dalle app di shopping, ricerca e intrattenimento (12 settimane) e da quelle di turismo, gestione e connessione (13 settimane).

Da questi dati si può desumere che l’installazione di un’app sia spesso finalizzata ad un’esigenza concreta (un acquisto, una vacanza, etc.), ma momentanea (una volta comprato il divano del salotto, per un po’ non ci si pensa più) e che quindi le app vengano spesso scaricate, utilizzate e disinstallate in maniera mirata.

Questo fatto denota un utilizzo più evoluto e meno ludico degli smartphone, sintomo di una crescita di consapevolezza del potenziale dello strumento da parte degli utilizzatori.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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