Il problema vero di quando arrivi qui in estate è lo shock termico. Ti rendi conto che Caronte, Lucifero & c. non hanno mai oltrepassato le Alpi. Tredici gradi è la temperatura che ti accoglie e della cui esistenza nella nostra penisola si perdono le tracce nella notte dei tempi. Inoltre piove. Sì, la pioggia, di cui forse qualche italiano molto anziano si ricorda (ma viene giù dal cielo? Boh). Passata la sorpresa ti rendi conto che, nonostante acqua e temperatura quasi polare, sono quasi tutti in maglietta. E non capisci perché questi poveretti (loro e tutto il resto del Centro e Nord-Europa) si sottopongano, per ragioni misteriose, alla terribile tortura del sole a picco sulle spiagge romagnole. Per giunta con pelli chiarissime che nessuna crema solare riesce a proteggere. Nemmeno la biacca data in strati di tre dita. Poi chiedi che temperatura hanno avuto e ti rispondono quasi affranti: «neunundzwanzig» (nel modo curioso che ha la lingua tedesca di dire i numeri alla rovescia). 29 gradi! Che a Firenze farebbero digiuni e penitenze per averli. Vero che siamo in un paese a più di 1400 metri di altitudine, ma per gli standard locali è stata un’estate torrida. Per noi, di questi tempi, nemmeno all’alba è così… fresco.
Allora fai vedere il termometro della macchina che hai più volte immortalato a Firenze la settimana precedente, e di cui resta traccia indelebile su Facebook. I 42 gradi delle tre del pomeriggio oppure i forse più terribili 38 delle otto di sera, quando a Firenze soffiava il ghibli (qualcuno ha giurato di avere inghiottito anche qualche granello di sabbia). E loro ti guardano con aria esterrefatta scuotendo la testa, come a dire «hai tutta la nostra solidarietà».
Qualche giorno dopo l’arrivo − quando la fase di acclimatamento è ormai conclusa e anche tu giri in maglietta a tredici gradi, sotto la pioggia − decidi di cominciare a sfruttare la Spa dell’albergo. Apri la porta del bagno turco e ti assale una ventata di vapore caldissimo. Recenti terrori, che credevi di aver messo in un angolo, ritornano minacciosi. Entri e non ti capaciti. Come hai fatto a sopportare una roba del genere? Ti siedi sulla panca. Chiudi gli occhi. E il pensiero va a tutti quei poveri fiorentini che non hanno avuto la tua stessa fortuna.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.

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