Nel «Casanova» di Federico Fellini il protagonista trovava l’estasi amorosa accoppiandosi con una bambola meccanica. I sogni e le fantasie dell’anziano Casanova, nel finale del film, sarebbero stati tutti per quell’esperienza.

Qualche anno prima anche il meno noto Luis Garcia Berlanga aveva dedicato il suo «Grandezza naturale» ad una storia d’”amore” tra un dentista ed una bambola gonfiabile.

Negli anni il tema è stato toccato altre volte dal cinema, ma sempre all’insegna della monogamia. Come dire che una volta che uno si è innamorato di una bambola (gonfiabile o meno, poco cambia) ha realizzato il suo sogno ed è improbabile che la sua passione possa affievolirsi.

In questa visione di gommoso romanticismo, quindi, nessuno si è azzardato a prospettare sceneggiature in cui le bambole fossero delle mestieranti del sesso, disposte a mercificare la loro fisicità artificiale.

Meretrici protagoniste di film se ne sono viste tante, ma sempre in carne e ossa. Il silicone, nell’ambito del mercimonio cinematografico (e non solo, a dire il vero), è stato al massimo inteso come “rinforzino”, non certo come ingrediente principale.

Adesso la realtà si dimostra, ancora una volta, superiore alla fantasia. Da qualche giorno, infatti, è stata aperta a Torino la prima casa di appuntamenti in cui operano delle professioniste artificiali. Bambole, insomma. I materiali di cui sono fatte non hanno molto in comune con la gomma da canotto delle bambole gonfiabili dell’immaginario collettivo e, a dare retta a chi ha provato l’ebbrezza del contatto fisico, sono decisamente realistiche.

I prezzi variano dagli 80 euro per mezz’ora ai 180 euro per due ore. C’è da credere che il tempo sia “ben” sfruttato, dato che non c’è molta possibilità di perdersi in chiacchiere.

Ovviamente il nuovo business è all’insegna della massima discrezione, dato che, pur essendo un’attività assolutamente legale, si suppone che non faccia molto piacere ai clienti far sapere che hanno un desiderio irrefrenabile di accoppiarsi con un materassino da mare antropomorfo.

Se si può comprendere senza troppo sforzo come il desiderio carnale possa essere soddisfatto da varie tipologie di soggetti, quello che riesce più difficile comprendere è come tale desiderio possa essere soddisfatto da varie tipologie di oggetti. Varie tipologie in senso stretto, perché le bambole non sono tutte uguali, ma si può scegliere tra sette diverse “ragazze” con lineamenti, attributi e dettagli che rispecchiano alcuni tipi femminili (Kate, Ilary, Molly, Eva, Arisa, Naomi e Bianca) e un “ragazzo” (Alessandro), con attributo intercambiabile a seconda dei gusti e delle “necessità”.

Al di là delle considerazioni spicciole, comunque, dà da pensare il fatto che dopo due giorni dall’apertura della prima casa di appuntamenti di LumiDolls, sia più difficile riuscire a prenotare una mezz’oretta di amore gommoso rispetto ad una cena in un ristorante stellato. A quanto sembra, infatti, i carnet delle “ragazze” sono già pieni per le prossime settimane e per le prenotazioni si slitta a novembre.

Grande successo, quindi, per quella che più che l’evoluzione del sesso mercenario, sembra l’evoluzione della vecchia e cara “pugnetta”.

Se proprio non ce la fate ad aspettare così a lungo, nessun problema: sul sito, con cifre che partono da meno di mille euro, è possibile anche acquistare una bambola di vostro gradimento, con il duplice vantaggio di poter scegliere su un catalogo assai più vasto (diverse decine le tipologie di bambole disponibili per la vendita) e di non rischiare di compromettere la propria immagine pubblica facendosi beccare all’uscita della casa di appuntamenti, con lo sguardo vacuo, l’aria soddisfatta e la sigaretta in bocca. Elettronica, ça va sans dire.

Foto dal sito www.lumidolls.com

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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