Il nostro tortuoso viaggio nei meandri del rock’n’roll fiorentino inizia  con un personaggio che ne è stato protagonista per quasi un ventennio tra gli anni ’80 e ’90, e a suo modo lo è ancora: Giampiero Barlotti, titolare di DataRecords, il leggendario negozio di vinili in Via de’ Neri. Giampiero nel 1982 ha fondato anche un’etichetta discografica, Contempo Records, che fino al ’95 è stata un punto di riferimento per band nazionali ed internazionali, precorrendo i tempi e dando il via alla rivoluzione New Wave italiana degli anni Ottanta a Firenze.

Giampiero Barlotti, titolare di DataRecords

 

Come e quando nasce la Contempo Records?

La Contempo nacque sotto forma di negozio di dischi da collezione in Via Verdi nel 1977: un buco di 20 mq specializzato in rarità già allora richiestissime, di un certo livello. Nel 1982, ebbi l’idea dell’etichetta discografica mentre ero a Londra con il mio amico Sandro Gozzini che tuttora mi aiuta in negozio. Un’intuizione felice che fece da traino a tutta la scena New Wave della città in quel periodo.

Quali sono le band che hai prodotto?

Misi subito sotto contratto i Diaframma per il loro primo disco “Altrove”, il cui vinile è diventato nel frattempo molto ricercato tra i collezionisti. Un’altra chicca è il primo ep dei Litfiba: Yassassin. Recentemente Piero e Ghigo sono venuti da me per autografare la copia che ho nel negozio.

La Contempo chiuse nel ’95 e l’ultimo sforzo fu proprio un altro disco dei Diaframma: “Il Ritorno dei Desideri”. Nel mezzo ho prodotto tantissimi gruppi italiani e internazionali grazie ai quali c’è stato un potente passaparola che fu la fortuna vera della Contempo.

Come sceglievi i gruppi?

All’inizio ero da solo ed era molto semplice: staccavo dal mio negozio la sera e di notte andavo nei locali ad ascoltare i gruppi per individuare quelli più interessanti. Ho organizzato personalmente anche tanti concerti alla Mecca di Pontassieve dove hanno suonato decine di band. Altra tappa fissa era il Tenax. Poi con il successo della Contempo la situazione cambiò: erano i musicisti che seguivano me per proporsi e non più il contrario.

Qual è la band che hai scoperto di cui sei più orgoglioso?

I Pankow, gruppo fiorentino di musica industrial-elettronica che ha avuto una grande carriera.

Quella invece che rimpiangi?

I Neon. Altro gruppo rock di casa nostra che però allora era sotto contratto con la KinderGarten Records, altra etichetta indipendente di Firenze.

Intuizioni perse per un soffio?

Mi ricordo di quando arrivarono in negozio i primi 45 giri di due nuove band di allora. Una si chiamava U2 e l’altra Sepultura, dissi subito: chiamiamoli! Poi, perso il momento non se ne fece più  nulla. A volte ci vuole anche fortuna!

Anni intensi, rock, Firenze in fermento: chissà quanti aneddoti!

Troppi. Uno però te lo racconto: quando decisi di produrre la band death metal statunitense Christian Death, ospitai il cantante Valor Skand nella mia casa colonica di Dicomano per alcuni giorni. Improvvisamente mi chiamò perché era rimasto senza luce: aveva trovato la mia carabina a piombini che tenevo nella colonica ed aveva fatto il tiro a segno con tutte le lampadine di casa! Un pazzo scatenato! In quel periodo però lo eravamo tutti…

Propositi per il futuro?

Entro il 2014 mi piacerebbe riaprire l’etichetta. Là fuori, anche a Firenze, ci sono tantissimi gruppi forti che aspettano solo qualcuno che creda in loro. Per me alcuni sono anche più bravi di quelli che avevamo negli Anni Ottanta. Grazie a internet adesso con gli strumenti giusti posso anche scoprire una band australiana dal salotto di casa mia! Prima dovevamo girare in lungo e in largo per fare questo lavoro. Se Contempo Records dovesse rinascere, però lo farà per bene: bisogna ripartire da zero! Conoscere il mondo attuale, i ragazzi di oggi, capirli. Proprio come facevamo trent’anni fa. E’ fondamentale avere  tanta energia per rimettersi in gioco, voglia di emergere senza compromessi. Allora ero un vero combattente e lo sono ancora ma, attualmente, il mio negozio richiede tanta attenzione, poi vedremo. Il vinile intanto, a discapito delle crisi, è tornato in auge…proprio come la minigonna!

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!