Roger Waters non è nuovo a suscitare polemiche con le copertine dei suoi dischi solisti. Negli anni ottanta il suo “The Pros And Cons Of Hitch Hiking”, ottimo esordio solistico peraltro, suscitò scalpore per l’immagine dell’autostoppista con “lato b” in bella vista. Ancora non era iniziata la stagione delle copertine porno soft di Espresso e Panorama, quindi, in un’Italia ancora puritana, la casa discografica venne obbligata a distribuire il disco con una versione (rozzamente) epurata della copertina.

Oggi Waters è di nuovo al centro di polemiche per la copertina del suo ultimo album, “Is This The Life We Reallly Want?”, ma questa volta l’accusa è di plagio. La copertina richiamerebbe, infatti, le note cancellature di Emilio Isgrò. Il tribunale di Milano ha disposto la sospensione della vendita sul territorio nazionale di tutto l’artwork (involucro, copertina, libretto ed etichetta), bloccando di fatto la vendita del disco.

La tecnica di Isgrò, rivoluzionaria mezzo secolo fa, fondeva la potenza espressiva dell’immagine, esaltando la forza della parola. Cancellava per evidenziare, usando l’immagine come veicolo per affermare il valore della parola.

Mezzo secolo abbondante dopo, uno studio grafico ha utilizzato la stessa tecnica per costruire l’immagine di qualcosa da vendere, in sostanza per creare il contenitore di un prodotto. Non è il caso di chiedersi se l’utilizzo della tecnica sia volontario o involontario, quanto quale sia lo scopo. La tecnica di Isgrò era portatrice di un rivoluzionario modo di intendere l’arte e aveva un valore intellettuale che non si può certo ritrovare nella grafica di un packaging. Perché di questo si tratta: di grafica, funzionale ad impacchettare un prodotto musicale. L’arte è espressione, la grafica è funzione.

C’è chi sostiene che Isgrò, facendo causa alla Sony, abbia cercato un facile guadagno o uno spolvero di popolarità, dato che non ci sono dubbi su chi sia più famoso tra l’artista siciliano e l’ex Pink Floyd.

Di sicuro il “valore” di una copertina ai fini della vendita del prodotto-musica è limitato; molto più che in passato, considerando la quota di mercato della musica liquida, che neppure utilizza un packaging. Ma chi fa le spese di queste beghe giudiziarie sono, come troppo spesso succede, i negozi di dischi, che si vedono togliere dagli scaffali un best seller. Già è difficile vendere dischi, ma se si blocca la vendita di uno dei più importanti titoli dell’anno, c’è di che creare malumori in un settore non propriamente florido.

Per gli utenti finali non cambia nulla, perché on line si riesce a comprare senza alcun problema.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.