Lu ha forse venticinque anni ma ne dimostra sedici o diciassette al massimo. Vive in un furgone in cui ci sono tutte le sue cose e quindi a conti fatti è una che non ha bisogno di molto. Le piace spostarsi, guardare la città di notte, le felpe con il cappuccio e a volte si sente come se avesse un deserto dentro che le impedisce di avere legami, anche se ne ha uno. Con Nico. Nico non è come lei ma ci ha provato, ci ha provato a vivere in un furgone, a farsi piacere le città di notte e a spostarsi come se qualcuno lo stesse inseguendo. O come se ci fosse qualcosa da inseguire. Che alla fine il risultato è lo stesso, non essere mai fermo.

Ma non era roba per lui. Così un giorno senza dire niente, nemmeno un ciao o una cosa del genere prende e sparisce. E Lu rimane sola, poi nella vita, o più facilmente nei film, fai incontri che ti mandano completamente fuori strada. O forse eri fuori strada prima e non lo sapevi. Solo che non sono cose che metti in conto, una mattina esci, prendi un treno e quell’incontro è lì ad aspettarti. E per Lu è un bambino di un’altra donna in una stanza di un hotel che porterà via con sé.

Ci sono tanti motivi per vedere questo film. Perché è su Netflix e quindi costa poco e al cinema non c’è niente di meglio. Perché ci gioca dentro Ellen Page che da anni fa film da fuoriclasse come Tracey Fragments o Super. Perché Talluah è una pellicola che racconta la storia di tre donne e dei deserti che hanno dentro e che riescono a trasformare in rifugi solo quando riescono a prendersi cura di qualcun altro. Perché come nella canzone In the blood di John Mayer parla di case spezzate che diventano a loro volta famiglie spezzate, ma che ogni tanto vengono riparate da incontri casuali come quelli che si fanno sui treni, nei pub o nelle camere di albergo.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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