Agli scandali ci siamo abituati. Quando ci riguardano direttamente non ci imbarazziamo neanche più. Siamo un popolo tristemente assuefatto al malcostume generalizzato che non risparmia nessun ambito. Quando emerge qualche scandalo, in fondo, ce lo aspettavamo e non ci stupiamo.

Che si parli di Monte dei Paschi o di Ilva poco cambia, siamo narcotizzati e non ci indigniamo come dovremmo. Al massimo riusciamo a provare empatia per le vittime, se in qualche modo ci identifichiamo con loro.

Se gli scandali non ci riguardano direttamente, però, la prospettiva cambia radicalmente.

Diventiamo delle portinaie quando si tratta di scandali sessuali, anche perché, ammettiamolo, a noi farebbe piacere che qualche politico nostrano fosse al centro di un “sano” scandalo sessuale, invece dei soliti tristi e cupi scandali per interesse e arricchimento personale. Ancora oggi, a distanza di un paio di presidenti, ci ricordiamo di Bill Clinton più per l’affaire Lewinsky che per le azioni politiche intraprese in due mandati.

Diventiamo dei maestri di moralità quando gli scandali sono economici, come se il nostro popolo avesse una specchiata moralità da esibire come un trofeo. La Grecia trucca i propri conti pubblici? Vergogna; che detto da noi più che ipocrita, suona ridicolo.

Nel caso dello scandalo Volkswagen ci verrebbe da gongolare come dei bambini. In fondo abbiamo sempre avuto il dente avvelenato con la Germania. Non riusciamo a dimenticare l’umiliazione del sorrisetto ironico scambiato tra la Merkel e Sarkozy di berlusconiana memoria. Non possiamo digerire il tono da prima della classe che la cancelliera sfodera spesso quando parla di noi. Ci sentiamo bistrattati quando la Bundesbank critica i nostri conti o giudica le nostre politiche economiche. Quando si viene a sapere che l’emblema della germanità, l’”auto del popolo”, ha consapevolmente e subdolamente falsato i dati relativi alle emissioni nocive per superare i test di omologazione americani, allora crediamo che sia arrivato per noi il momento della rivincita.

Apprendere che sono interessati oltre undici milioni di veicoli, in realtà, ci dimostra ancora una volta che quando i tedeschi fanno qualcosa, la fanno alla grande. Venire a sapere che il “taroccamento dei dati” falsa i valori reali riducendoli, in alcuni casi, ad un trentesimo o ad un quarantesimo di quanto siano in realtà ci fa quasi invidia. E noi che pensavamo di essere dei leader nel campo della faccia tosta. Da noi il taroccamento ha sempre avuto una connotazione artigianale, quasi familiare; un po’ alla Totò. Neppure nei nostri sogni più sfrenati potremmo immaginare di mettere in atto taroccamenti di simile entità e su una tale vasta scala.

Non c’è niente da fare, ancora una volta si è dimostrato che i tedeschi ci possono superare in tutto. Anche in quello che credevamo fosse un nostro talento, un indiscutibile nostro punto di forza.

E non c’è nulla che “bruci” di più di essere sconfitti sul proprio terreno.

gas-auto
(Visited 75 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.