Si è spento a 91 anni uno degli uomini più discussi del secolo scorso: Hugh Hefner. Nell’America del dopoguerra ebbe il coraggio di sfidare il perbenismo e il puritanesimo, spesso solo di facciata, di cui era intrisa la società di quegli anni, fondando una rivista che avrebbe condizionato la cultura e il costume dei decenni successivi: Playboy.

Il personaggio verrà ricordato anche per i suoi eccessi e la sua vita sopra le righe. Un’esistenza dedicata all’universo femminile: tre mogli, ma soprattutto migliaia di donne, con un record da fare invidia al più assatanato dei poligami: fino a sette donne conviventi contemporaneamente nella sua Playboy mansion, la casa in cui ha sempre vissuto, rinomata per le feste leggendarie.

C’è da ammirarlo per essere riuscito a trovare il tempo di fare anche altro.

Ha inventato le “conigliette”, che non sono il simbolo della donna-oggetto; o per lo meno non lo sono in senso stretto, perché ne rappresentano la versione ironica.

Ha creato un impero con le sue attività editoriali.

Ha aperto quaranta Playboy club sparsi per il mondo.

Ha soprattutto dato un enorme contributo alla cultura del secolo scorso, che resta nelle pagine di ogni numero pubblicato della sua rivista. Le interviste memorabili e gli articoli dei più grandi intellettuali degli ultimi decenni hanno una portata ben più significativa delle foto patinate di copertina, che purtroppo chi non ha mai letto la rivista sono l’unica cosa che ricorda.

Nel giorno della scomparsa è doveroso rivolgere l’ultimo saluto all’uomo che tutti i maschi eterosessuali del mondo hanno invidiato almeno una volta nella vita.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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