Quest’anno sono stato per la prima volta nel Salento, dove ho scoperto non solo la sua bellezza paesaggistica e culturale, ma anche un prodotto che non conoscevo e del quale voglio parlarvi.

Il “cocomero” o “carosello”, non vi prendo in giro, il nome e la pianta sono quelle del cocomero, ma il frutto è un po’ diverso e non viene consumato come frutta, ma come ortaggio.

Più precisamente parlo del cocomero meloncello cummarazzi, per wikipedia il nome è carosello o barattiere, appartenenti alla specie “Cucumis melo”. Il frutto commestibile di questa pianta è rappresentato dal frutto immaturo, facile è scambiarlo per un cetriolo, ma non fate questo errore, vi riprenderanno subito dicendovi che è un cocomero, non un cetriolo.

Si riconoscono oltre che dal nome sul cartellino, dalla forma leggermente oblunga, di dimensioni contenute da stare in una mano, una leggera peluria in superficie, di colore verde chiaro o scuro; effettivamente un po’ ai cetrioli assomiglia, ma solo ad una prima occhiata.

La prima cosa che ho chiesto è come consumarlo, se come frutto od ortaggio, cotto o crudo, domanda logica, riferita soprattutto al nome. Si consuma come un ortaggio o semplicemente come un cetriolo, il cui profumo, dopo averlo sbucciato, ce lo ricorda abbastanza, ma è solo questo che li accomuna. Sbucciati e privati dei semi che contiene al centro, tipo il popone, teneri ma croccanti, freschi, dal gusto delicato e quasi dolci, non solo si digeriscono benissimo,  ma pare contengano loro stessi proprietà digestive.

Provateli così:

Pomodorini q.b.
Cocomero o cummarazzi o caroselli
Aceto balsamico
Limone q.b
Origano q.b.

Sbucciate i cocomeri, tagliateli in due e togliete i piccoli semi; tagliateli ancora in due e poi fateli a fettine; prendete i pomodorini e tagliateli in quattro spicchi, condite tutto con olio, aceto balsamico, limone, sale, pepe e origano.

Sicuramente delle olive snocciolate potrebbero dare un tocco in più a questa gustosa e fresca insalata.
Comunque ottimi per creare insalate dai diversi gusti.

Come vino un Salento Negroamaro rosato IGT servito a 10°. Sicuramente è  superiore come vino rispetto al piatto, ma lo consiglio lo stesso, soprattutto per la freschezza, che mi ha convinto ad abbinarlo.

Ps. se qualche lettore pugliese o che conosce questo ortaggio vuole inviarmi qualche ricetta mi farebbe piacere.

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.

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