È  passata da poco la mezzanotte di un caldo lunedì di luglio, sto viaggiando in macchina con l’aria condizionata a palla, la musica alta ma non troppo, e addosso la stanchezza e l’odore acuto di fritto che mi fanno compagnia.

Ho trascorso la serata sotto il ponte  di Varlungo dove ogni estate, già da diversi anni, la casa del popolo – riferimento estivo per gli abitanti del quartiere – organizza una festa rionale con cucina tipica, gelato artigianale, ballo liscio e piccoli eventi. La cucina è gestita da volontari che, per la bravura e la competenza, sono apprezzati da sempre. Il lunedì, abitualmente, la cucina rimane chiusa per la giornata di riposo ma, da quest’anno, è stata concessa in uso a un gruppo di amici che, da un anno a questa parte, hanno iniziato un percorso di riscoperta della cucina medioevale e vegana. Certo, l’abbinamento della cucina medioevale con quella vegana può sembrare strano, ma in realtà non è proprio cosi perché la cucina medievale e quella vegana sono accomunate dall’uso delle spezie e non solo.

La stanza in cui si cucina, a un primo impatto, appare come un luogo caotico ma, di fatto, ben organizzata; una specie di “Agorà “ dove il confronto e la sperimentazione sfociano in un continuo dibattito e le pietanze prendono forma sotto l’occhio vigile del “trattore” Maurizio, che  ne supervisiona l’andamento.

Pentoloni, tegami, graticole, sono gli alambicchi della novella sperimentazione, vasetti con ogni tipo di spezie sono confusamente sparsi sul tavolo. Con questi “strumenti di lavoro”, che all’origine sono paragonabili a tanti fogli bianchi, ognuno di noi prova a creare la propria ricetta e le spezie regalano, di volta in volta, profumi, colori e sapori sempre differenti, alle nostre creazioni.

E sulle spezie, in particolare, voglio porre l’accento. L’approccio frettoloso alla preparazione delle pietanze, degli ultimi anni, ci ha abituati all’uso dei dadi per dare più sapore ai piatti, con il risultato di avere sapori simili, qualunque fosse la pietanza. L’uso delle spezie, invece, magnifica i sapori e regala un carattere particolare e unico a ciò che portiamo in tavola. Riflettiamo!.

Festa

Foto della festa

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.

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