Al clamore sollevato dalle rivelazioni di Wikileaks, sulla vulnerabilità di molte apparecchiature elettroniche di uso quotidiano, sono prontamente seguite le dichiarazioni dei principali produttori interessati.

La prima a far sentire la propria voce è stata Apple, che ha tenuto a precisare che la tecnologia degli attuali iPhone rappresenta la migliore sicurezza a disposizione dei consumatori e che l’impegno di Apple è costante per tutelare la privacy dei clienti. L’azienda di Cupertino ha precisato inoltre che l’80 per cento dei propri dispositivi è aggiornato all’ultima versione di sistema operativo, che attualmente rappresenta il massimo livello di sicurezza possibile.

Qualche ora dopo è arrivata anche la replica di Google, che ha dichiarato che i recenti aggiornamenti, sia di Chrome sia di Android, hanno già posto rimedio a numerose delle vulnerabilità citate nei documenti di Wikileaks.

Samsung, interessata in particolare per la supposta vulnerabilità di un modello ormai fuori produzione di smart TV, ha dichiarato che sta esaminando la questione con urgenza.

Microsoft, chiamata in causa per il sistema operativo Windows, si è espressa in maniera analoga al costruttore coreano.

Le aziende, in sostanza, confermano il massimo sforzo nel cercare di offrire tutta la sicurezza possibile, ma risulta evidente che questo non equivale a garantire l’inviolabilità.

Non è chiaro, quindi, quanto queste dichiarazioni possano essere tranquillizzanti per la clientela, perché se è vero che ogni aggiornamento può essere inteso come un miglioramento della sicurezza, è anche vero che può essere letto come un’implicita ammissione della vulnerabilità precedente.

Il fatto che si indichi l’ultima versione di un sistema operativo come la più sicura, si traduce in un’ammissione di manchevolezze delle versioni pregresse.

Chi si occupa di tecnologia sa che l’inviolabilità è una chimera. Tra gli addetti ai lavori, quindi, le rivelazioni di Wikileaks non hanno sollevato grande stupore. Questa risonanza mediatica, tuttavia, può avere l’effetto positivo di sensibilizzare gli utenti finali ad utilizzare questi strumenti con una maggiore consapevolezza.

Quae nocent docent.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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