“Il computer è bloccato”, “il computer ha sbagliato”, “è colpa del computer” sono le frasi-tipo per giustificare gli errori umani. Autorevoli fonti sostengono che vengano insegnate a tutti i dipendenti, a prescindere dalle mansioni, ai corsi di formazione del personale (e in questo caso senza distinzione tra pubblico e privato; lo scaricabarile informatico è una disciplina trasversale).

Per carità, succede davvero che quei bontemponi dell’IT si divertano a creare difficoltà ai colleghi a contatto col pubblico, ma la frequenza con cui questo accade realmente è una frazione infinitesimale delle volte in cui viene accampata come scusa.

Nonostante la frase “è colpa del computer” venga pronunciata anche più di frequente di quanto la UE richiami l’Italia ai propri doveri, capita ancora di stupirsi quando in causa ci sono alcune istituzioni ritenute sufficientemente serie da non nascondersi dietro agli alibi da sportello.

Protagonista involontaria di questa occasione di stupore è stata la nostra città: Firenze. Nella classifica sulla qualità della vita nelle maggiori città italiane, pubblicata pochi giorni fa, Firenze, lo scorso anno saldamente in trentasettesima posizione, franava miseramente in cinquantaquattresima. A Palazzo Vecchio, però, qualche dato sembrava non tornare. Disoccupazione (giovanile e non) enormemente superiore a quanto avrebbe dovuto essere e altri indici dal valore troppo elevato sollevavano qualche dubbio sull’affidabilità della classifica. Il sindaco, nel tentativo di arginare le critiche e dimostrare l’inesattezza dei numeri, è arrivato a minacciare l’università romana di adire alle vie legali per danno d’immagine se non avesse rettificato i dati.

Pochi giorni ed ecco arrivare la smentita informale (che verrà ufficializzata a breve): Firenze dalla trentasettesima posizione dello scorso anno non solo non è scesa in classifica, ma è addirittura salita di tre posizioni.

Come è potuto succedere?

Ovvio: colpa del computer.

«Ci siamo sbagliati. Facciamo mea culpa. L’errore però non è dipeso da noi ma da un algoritmo che estrae i dati dell’Istat. Ci siamo accorti che c’è stato un bug su tre indicatori: tasso di occupazione, tasso di disoccupazione e tasso di disoccupazione giovanile. In pratica il dato di Firenze si riferiva ad altre province» è la spiegazione giunta al sindaco di Firenze dalla Sapienza.

In Italia ci siamo abituati: la colpa non è mai di nessuno; nessuno che sia costretto a riconoscere pubblicamente le proprie colpe; nessuno che paghi per i propri errori.

Del resto è noto, a Roma sono parecchio avanti nella sperimentazione dell’Intelligenza Artificiale e alla Sapienza da tempo gli algoritmi non li scrivono più i team di sviluppo, ma si auto-scrivono. E sono talmente evoluti da essere in grado di riprodurre castronerie, esattamente come fanno gli esseri umani.

Ciò che lascia perplessi è l’apparente cialtroneria di fondo. Che i dati vengano estratti da algoritmi è ovvio. È difficile pensare che ci sia qualcuno che fisicamente si mette con carta e penna a trascrivere a mano i dati leggendo un mare magnum di dati. Che negli algoritmi ci possano essere errori è cosa nota anche ai non addetti ai lavori. Ciò che qualunque progetto fatto con il minimo sindacale di professionalità prevede è una serie adeguata di controlli e di test, che in questo caso sembrerebbero essere mancati. Un simile crollo in classifica avrebbe dovuto generare un “alert” in fase di controllo che avrebbe dovuto spingere alla rilettura dei dati elaborati e avrebbe dovuto portare all’individuazione del problema.

Ma questo non è successo.

Per colpa del computer.

Nardella tira un sospiro di sollievo e accetta le scuse della Sapienza. Non è per colpa di questa classifica che la sua amministrazione verrà mal giudicata.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.