Questo termine mi viene sempre di associarlo con una strofa della canzone di Riccardo Marasco, l’Alluvione, nel cui inizio è inserito un dialogo tra due anziani coniugi svegliati da “uno gran trambusto d’acqua”, come dice Agesilao (il marito), alla sua Rosa, la quale prontamente risponde ancora assonnata: “Sarà l’Argisa, del piano di sopra, che fa pisciare i’ figliolo dalla finestra. Va’ a digli qualcosa te, sennò l’è buriana”.

Breve dialogo nel nostro vernacolo terminante proprio con il termine buriana, ossia trambusto, confusione, nel caso specifico “scambio di epiteti poco riguardosi e accalorati”.

In realtà per “buriana” si deve intendere una breve, ma intensa tempesta, parafrasando come potrebbe essere un litigio familiare, tra vicini, tra parenti e/o colleghi.

Nel nostro uso comune la buriana è un termine molto usato già da diversi secoli (notizie storiche parlano del XVIII secolo), e trae probabile origine dal latino borea, così chiamata la tramontana, vento che viene dal nord est e che a Trieste è conosciuto col nome di bora. Stesso evento naturale che si forma nella zona baltica del nord Europa e che, nei periodi invernali, di sovente soffia con forte intensità caratterizzando periodi freddi.

Borea, Bora, termini vicini alla buriana e quindi di probabile collegamento, ma il significato che diamo è più attinente ad una folata che porta improvviso trambusto, confusione.

A questa interpretazione allora si avvicina più quel vento che i turchi chiamano buran, quando vogliono definire un inaspettato turbinio, magari di breve durata, ma di intensità tale da scombinare tutto al suo passaggio.

Si potrebbe definire litigio burrascoso quell’inaspettato capovolgimento del tempo. In un attimo spuntano neri nuvoloni sospinti da folate di vento freddo. Cade la pioggia quasi in orizzontale, tuoni e fulmini che squarciano quel cielo fino a poco tempo prima sereno, placido.

Poca è la durata, ma tanta l’intensità. Un temporale estivo, un fortunale che il Leopardi chiama tempesta descrivendo poi magnificamente il ritorno alla tranquillità, alla quiete.

Ecco esattamente cosa è la buriana, che, per estensione, i nostri vecchi l’hanno associata a quel chiasso, facile a sentirsi per le strade cittadine, sempre brulicanti di persone. Un forte  turbinio di voci tra persone che si accapigliano, si accalorano. Uno scatenarsi di zuffe poco dopo sedate o dal buon senso di altri o dall’arrivo delle guardie.

E così a Firenze la buriana da vento si trasforma in improvviso scombussolio di una quotidiana tranquillità che per noi, eterni guelfi e ghibellini, sarebbe solo noiosa monotonia. Nella nostra città buriana non è solo un termine, ma una parte del carattere dei fiorentini che magari critichiamo, ma non vorremmo mai correggere.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.