È stata giocata, lo scorso sabato, la prima delle quattro partite che impegneranno l’Italia nelle prossime settimane. Test match che, come avevamo già detto sono forti della presentazione del nuovo sponsor, ditta questa volta, di completa proprietà italiana.

Il programma prevedeva una prima partita negli Stati Uniti per affrontare l’Irlanda in quel di Chicago per la precisione. Come sempre da programma tante sono stati i proclami di massimo impegno e voglia di vincere.
Presentata poi una nuova formazione creata ad oc, forse per non affaticare troppo alcune pedine fondamentali da utilizzare per il prossimo impegno contro la Georgia.

Putroppo, sempre come da programma, è stata una disfatta. Inutile ripetere, da parte nostra, che l’Irlanda è una squadra che mira al primo posto del ranking mondiale, l’unica squadra che al momento ha piegato la macchina da guerra degli All Blacks. Mal e critiche arrivano comunque, soprattutto da parte dei leoni da tastiera sui social network, copiose a rincarare la batosta subita.

54-7 è un punteggio pesante da subire, considerato che l’unica meta azzurra creata dall’intercetto di Campagnaro e che i vari tentativi di segnare punteggio (che ci sono stati, va detto) sono stati resi nulli dallo schiacciasassi verde smeraldo. Errori difensivi, soprattutto nella prima parte del secondo tempo ce ne sono stati molti, è vero. Ma la critica che mi sento fare è un’altra.

Capisco che il cachet offerto per tale partita era particolarmente goloso per una federazione che al momento è quasi sempre in affanno economico ma, come ripete all’ossesione il CT Conor O’Shea, abbiamo bisogno di vittorie. In altre parole era necessaria tale partita?
Purtroppo ora  siamo a dover dare ragione a chi criticava tale evento perchè avrebbe fiaccato fisico e morale dei giocatori.
Putroppo siamo nuovamente a dover subire le critiche, spesso senza costrutto, di chi ancora vuole una Italia di serie B, senza nemmeno provarci ad essere grande, senza nemmeno notare il reali miglioramenti che ci sono stati.

E’ oramai una sorta di disco rotto, sempre la solita solfa del lavoro federale inutile e della inettitudine italiana. Ma decisamente non è il momento di tale attitudine. Settimana prossima gli azzurri dovranno affrontare una prova fondamentale, contro la Georgia, intelligentemente indicata come termometro dello stato del rugby italiano.
La pressione che la squadra al momento sta subendo non è poca e noi dobbiamo limitarci a fare il nostro lavoro, supportare i nostri colori, anche se la paura e la preoccupazione è tanta.

(Visited 92 time, 2 visit today)
Share

Dicci la tua

Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.