Non c’è più Pratilia, il primo storico centro commerciale in Toscana inaugurato nell’ottobre del 1977. Nel 2014 fu completamente demolito ed oggi al suo posto c’è un Superstore.

Non ci sono più nemmeno i discorsi degli allegri ragazzi tristi del film “Berlinguer ti voglio bene” che in una scena del film, mentre lavoravano come muratori alla costruzione del tetto di quel centro commerciale, dissertavano con ugual passione di carte, donne, solitudine, amore, Kennedy, Berlinguer e rivoluzione. E Carlo, Carlo Monni, uno di loro, ecco lui non c’è proprio più. Tristezza, tanta tristezza.

Non ci sono nemmeno più gli altoparlanti sistemati sul tetto di una macchina che giravano per le strade annunciando: “Stasera al circolo Majakovskij si terrà il dibattito: Pole la donna competere con l’omo? Cittadini di campagna intervenite e garantite una partecipazione eccessiva”.

Alla fine della scena del tetto la telecamera si allarga e si vede tutta la piana, la declassata a due corsie, tanti campi e sullo sfondo, lontano, lontano Firenze e forse anche la Cupola del Duomo, perché la cupola del Duomo si vede proprio dappertutto.

In uno di quei campi Roberto Benigni, ovvero Mario Cioni, una notte passeggia spingendo una bici, con un amico. L’amico di Roberto alza la ruota anteriore della bici, fa una leggera pressione della dinamo sul copertone e lo fa girare. Si accende così il lume della bici e s’illumina una foto di Berlinguer sistemata sulla sagoma di uno spaventappasseri. Magia, tenerezza e poesia.

Non c’è più nemmeno lo spaventapasseri con la foto di Berlinguer. E non c’è più nemmeno Berlinguer. Facile dire, soprattutto nel giorno dell’anniversario del suo immenso funerale, che di politici così oggi non ce n’è più. E magari è vero. Forse. Ma questa società di oggi se ci fosse un Berlinguer in giro sarebbe in grado di riconoscerlo? Anche solo per dire, si mi piace o no non mi piace.

Il 13 giugno 1984 Roberto Benigni scrisse su l’Unità delle cose molto belle su Enrico. Tra queste: “Caro Enrico, troppo presto, morire a 62 anni è come nascere a 24 mesi: uno non ci crede. E io sono sicuro che fra una settimana Berlinguer apparirà alla televisione con una bella camicia Hawayiana”.

 

 

Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

PROSSIMO ARTICOLO

Apriti cinema