Quando un bambino ha delle manifestazioni particolarmente nervose ed assume comportamenti irascibili, il corrente lessico italiano lo identifica con l’aggettivo capriccioso, che determina atteggiamenti di stizza, puntiglio, irritazione, collera, e via discorrendo. Tutti termini appropriati, non c’è niente da dire, ma per noi fiorentini poco, se non del tutto, usuali.

Quante volte ci siamo trovati di fronte a urla e piagnistei, di nostri figli o di qualche ragazzino estraneo, magari in situazioni imbarazzanti che rendono gli adulti (diciamolo francamente) molto irritati di tutto quel putiferio isterico.

Ecco il termine più appropriato: “comportamento isterico“, magari proprio di irritazioni fanciullesche, ma anche, per stereotipo popolare (ossia per elementare credenza), tipico di alcune donne, particolarmente per quelle non maritate.

Che c’entra tutto ciò, direte voi? A Firenze c’entra, eccome.

In tempi passati la nomea di donne isteriche, da noi, veniva assegnato alle zitelle, ossia a chi non aveva contatti intimi con l’altro sesso. Venivano in tal modo considerate le religiose, in special modo quelle di ligia osservanza conventuale, la cui vita appartata, metodica e solitaria si pensava rendesse loro il carattere inacidito.

Non siamo a conoscenza di fatti specifici che possono confermare inconfutabilmente questa diceria del popolo volgare e becero; sta di fatto che furono prese particolarmente di mira una congregazione di terziarie francescane che avevano sede vicino alla basilica di Santa Croce, proprio in quella via che oggi porta il loro nome: le pinzochere (in proposito potere rileggere un mio post di alcuni mesi or sono).

Ecco: per il volgo queste pie donne erano per antonomasia isteriche a punto che pinzochera divenne sinonimo di nevrotica, capricciosa, stizzosa, irascibile.

Da pinzochera a pinza il passo è breve (e quasi obbligato per la nostra mania di accorciare i nomi lunghi); e con pinza già ancor oggi si identifica, oltre alla classica zitella, una donna sciatta, poco (se non del tutto) attraente, magari con un carattere maniacale ed ossessivo. Ma la metamorfosi linguistica non si ferma qui, e così da pinza (che alcuni trasformano in pizza, per definire una persona dal comportamento pesante), si arriva a bizza che accomuna, nella reputazione popolare, l’isterismo delle zitelle a certe irascibili manifestazioni infantili.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.