La presentazione del nuovo iPhone 11 ha confermato una tendenza che si stava manifestavando da tempo: gli smartphone non sono più telefoni che possono anche fare fotografie, ma stanno diventando fotocamere che possono anche telefonare.

La questione è apparsa evidente quando si è scoperto che la Apple ha dovuto sacrificare uno dei punti di forza del proprio melafonino, l’estetica, per poter alloggiare nel dorso del nuovo iPhone quello che sembra un piano cottura in miniatura, ma che è in realtà un trittico di obiettivi fotografici. La ragione è semplice: il nuovo iPhone doveva avere caratteristiche fotografiche migliori di tutti i suoi predecessori e, possibilmente, dei suoi diretti concorrenti; a qualunque costo.

Da tempo, ormai, il continuo susseguirsi di nuovi modelli rende sempre sempre più arduo trovare argomenti per convincere l’acquirente a sborsare cifre elevate per sostituire il proprio “vecchio” smartphone. Gli schermi hanno ormai un’evoluzione che lascia poco margine a significativi miglioramenti sul breve periodo, i processori sono da tempo più potenti di quelli che si trovano in alcuni dei pc che utilizziamo per lavorare, la capacità della memoria ha superato di gran lunga le necessità della maggior parte degli utenti, il software ha un’evoluzione propria indipendente dall’hardware, ma un ambito nel quale c’è ancora possibilità di spingersi oltre è il comparto fotografico.

Sulla possibilità di fare foto e/o filmati migliori si gioca buona parte del successo di un nuovo modello di smartphone. Il fatto che per una buona qualità fotografica siano necessari un sensore e un obiettivo che occupano ben più spazio di quello disponibile nello chassis di un telefonino viene compensato dal numero degli obiettivi e da algoritmi di elaborazione delle immagini sempre più sofisticati.

Perché un nuovo modello di smartphone possa avere successo, le prestazioni della sua fotocamera sono ormai uno dei parametri fondamentali.

Per quale ragione, però, le caratteristiche fotografiche di un telefonino sono diventate così importanti per gli utenti?

La motivazione è ancora una volta da ricercare nel ruolo dei social.

La qualità delle immagini che si pubblicano sui social è un “biglietto da visita” che assume sempre maggior importanza nelle relazioni virtuali. Instagram ha ormai soppiantato Facebook nelle abitudini di utilizzo della fascia più giovane dei frequentatori social e anche tra i più adulti c’è una crescente tendenza ad utilizzare sempre di più il social fotografico per eccellenza. È quindi sempre più diffusa l’esigenza di fare e condividere immagini e video.

Gli slogan pubblicitari dei produttori inducono a credere che un’immagine di qualità dipenda esclusivamente da una fotocamera di qualità. Questo spinge molti utenti ad acquistare l’ultimo modello di telefonino, nella convinzione che sia l’apparecchio a fare le foto e non il fotografo.

Aspetti fondamentali come la composizione dell’immagine, la scelta della luce, il gusto estetico, l’esposizione sono argomenti ignoti ai più. Per questo i produttori cercano di automatizzare quanto più possibile la scelta di alcuni dei parametri alla base di una fotografia.

Se il dorso dei nuovi smartphone si trasformerà sempre di più in una distesa di obiettivi e sensori, sarà solo per una “necessaria” evoluzione.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.