GDPR (General Data Protection Regulation) è un acronimo noto ormai a tutti (o quasi). Semplificando, è la nuova normativa sulla privacy a livello europeo, che i singoli stati dell’Unione devono recepire e al quale si devono adeguare entro il 25 maggio. I cambiamenti rispetto alle precedenti regole (D.Lgs 196/2003) sono numerosi e interessano tutti coloro che, a qualunque titolo, gestiscono dati. Tra i soggetti che trattano il maggior numero di dati, spesso anche sensibili, ci sono fatalmente tutte le App più diffuse.

L’argomento è delicato, perché i dati, la profilazione degli utenti e i loro “segreti” sono alla base del funzionamento di qualunque app “di interazione”. Facebook è addirittura nell’occhio del ciclone per le vicende legate a Cambridge Analytica e alla “fuga di dati” che ha interessato oltre 50 milioni di utenti negli scorsi mesi.

Le nuove regole relative alla protezione dei dati personali come cambieranno le più diffuse App e che modifiche comportamentali verranno richieste agli utenti?

In un mondo ideale le cose cambierebbero nella sostanza. Nel mondo reale cambiano spesso solo nella forma.

Facebook, per poter continuare a trattare i dati degli utenti con una certa elasticità (disinvoltura?), si è limitata a “trasferire” 1,5 miliardi di utenti dall’Irlanda alla California. La competenza legale dei dati del 70% degli utilizzatori a livello globale è stata infatti trasferita da Facebook Ireland Limited a Facebook Inc: dall’Irlanda (che fa parte dell’Unione Europea e deve sottostare alle regole del GDPR) alla California (che ha una regolamentazione più permissiva). Lo scopo sembrerebbe quello di minimizzare i rischi (o le conseguenze) di azioni legali da parte di utenti o di associazioni.

WhatsApp si è limitata a comunicare che per gli utenti con età inferiore ai 16 anni è richiesto il nulla osta dei genitori per l’utilizzo della App. Peccato che, ad oggi, al momento del download e della registrazione di un nuovo utente, non vi sia nessuna richiesta di dichiarare l’età.

Vedremo se nelle prossime settimane ci sarà qualche manifestazione virtuosa da parte di qualche produttore di App, che recepisca in maniera sostanziale la normativa, ma per il momento i segnali sono poco incoraggianti.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.