L’altra sera, complice la bell’aria che si respira in città in questi primi giorni di luglio, ho fatto due passi a piedi e da casa mia mi sono pian piano incamminata verso il Ponte Vecchio.
Una volta lasciato l’Oltrarno ho cominciato a notare come i bar e le gelaterie improvvisamente avessero cambiato aspetto.
Fino a Piazza Pitti i bar erano normali ma da via Guicciardini in poi ecco la metamorfosi: il bar da turisti.
Va bene che Firenze è una delle mete preferite dai turisti, va bene che sono tanti e qualcosa dovranno pur mangiare, mentre girellano ma siamo davvero sicuri che chi viene da noi sia un essere amorfo senza papille gustative, dallo stomaco in piombo e dal portafoglio gonfio?
Beh, a giudicare dalle vetrine di questi sedicenti “bar gelateria” sembrerebbe proprio di sì.
Ed ecco che sotto la torre dei Mannelli sul Ponte Vecchio il gelato nelle vaschette deborda in una sorta di blob assassino dai colori fluo che neanche le merendine degli anni Ottanta erano arrivate a tanto.
E via così lungo via Por Santa Maria dove, a destra ti trovi di fronte ad un pezzo di pizza che si ricorda ancora com’era la strada prima delle mine tedesche e a sinistra vieni attirato da un simil cannolo siciliano ripieno di crema rancida alla ricotta che, dopo due giorni sotto il solo di luglio, ti sta solo chiedendo una degna sepoltura.
Va meglio in via Vacchereccia o in Piazza Signoria?
Macché anche qui i ‘puffosi’ gelati gonfiati con il compressore ti salutano dalle vetrine, abbelliti soltanto da qualche pezzetto di frutta che già ieri non era più fresca.
Sconsolata, amareggiata e disgustata da cotanta follia alimentare mi fermo in uno dei pochi bar della piazza e quando vedo che il gelato arriva solo a metà vaschetta chiedo: “Scusi, ma come mai gli altri fanno la cascata del Niagara e voi avete un gelato normale?”
Risposta: “Sa, è una questione di marketing, quando i turisti vedono quelle montagne colorate lo mangiano più volentieri.”
Allora scusate mi sono veramente sbagliata è il turista che lo vuole così e io invece che pensavo…

Beh, come dice sempre la mia nonna: ”O nacchero, mal voluto unnè ma’ troppo”.

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Carlotta Ansaldi

Frutto dell’unione tra San Niccolo’ e la Colonna, nata per il Capodanno fiorentino vivo in Oltrarno… piu’ fiorentina di me forse c’e’ solo la bistecca.
Amo tanto gli animali, i libri, i miei tanti studenti e il mio lavoro di Archeologa per bambini ma la mia vera grande passione sono cappuccino, pasta e cronaca di Firenze rigorosamente al bar!