Selfie Appalla

L’incontro tra StereoAppalla ed il 50% dei Vickers (presenti Andrea Mastropietro e Federico Sereni, mancano Francesco Marchi e Marco Biagiotti) avviene attorno ad un tavolino di fronte al prato del Quercione alle Cascine, immersi in una foschia d’inizio Primavera che non sembra stordire la gang di ultraottantenni campioni di briscola che ci fanno compagnia durante l’intervista. Da queste parti la band ha appena finito di girare il video di “Senseless life” , il terzo singolo estratto dall’album “Ghosts” (Black Candy), l’ultimo lavoro della band, uscito ufficialmente il 28 Marzo 2014. I due singoli pubblicati nei mesi precedenti – She’s lost e I don’t know what it is – hanno scoperto le carte dei Vickers in maniera prepotente, annunciando una svolta pop – psichedelica, sorprendente ma non troppo per chi conosce la band fin dagli esordi. Per intendersi: Ghosts è un viaggio morbido e rarefatto che passa attraverso un muro del suono dilatato, aldilà del quale l’ascoltatore è immerso in un caleidoscopio di vortici beatlesiani, in preda ad echi floydiani prima maniera (tanto per volare bassi). Una dimensione eterea, ma non spettrale, né vintage: le dieci canzoni si afferrano, eccome, grazie a ritornelli che s’inchiodano in testa e non lasciano più il cervello per il resto della giornata. Ascoltare, per credere.

Sabato 5 Aprile, i Vickers sono di scena a Firenze sul palco di casa del Tender, prima di ripartire per un tour italo-europeo fitto di date. Perciò, chi non viene a vederli, è un gigidalessio. 

Ghosts” sembra un album suonato con strumenti immersi nell’LSD. Si nota, inoltre, un’attenzione maniacale per i dettagli. Una scelta consapevole?

Andrea: In effetti, “Ghosts” ha uno stile che si allontana un po’ dal precedente disco, “Fine for now”. Questa volta, ci siamo presi tutto il tempo che volevamo per registrarlo: è un album nato in studio, influenzato dagli ascolti che tutti e quattro abbiamo fatto negli due anni. Ci teniamo sempre a dire però che sprazzi di psichedelia sono sempre stati presenti nella nostra musica. In “Ghosts”, abbiamo semplicemente approfondito e dilatato i suoni. È stato tutto naturale: abbiamo abbracciato la reale dimensione della band ed il disco è una sintesi molto bella di quello che siamo in grado di fare.

Siete reduci da due minitour europei di successo, dove radio, testate ed etichette si sono letteralmente innamorate dei Vickers: sicuri che il vostro appeal all’estero non abbia influenzato la stesura dei nuovi brani?

Federico: Non abbiamo mai deciso a tavolino la nostra direzione, ma abbiamo sempre avuto in mente di creare qualcosa che fosse fruibile anche all’estero. Ciò non significa seguire una moda, ma ci ispiriamo solo a quella musica che ci comunica più sensazioni. Altre band italiane che cantano in inglese, la pensano così. In Francia, per esempio, questa sorta di rock psichedelico è molto apprezzato. Noi cerchiamo solamente di intordurci nei canali giusti, perché sappiamo che adesso in Italia è impossibile entrare in classifica suonando la nostra musica.

Andrea: In generale, fa piacere avere riscontri positivi un po’ ovunque all’estero. Significa che l’album è valido e piace. È un aspetto fondamentale per noi che cantiamo in inglese. Del resto, siamo sempre stati coccolati fuori dall’Italia, fin dall’inizio: anni fa suonammo al Cavern Club di Liverpool avendo solo un demo, neanche il disco!

Avete cambiato etichetta passando alla fiorentina Black Candy…

Andrea: In questo momento storico della band, per noi era importante essere prodotti da una casa discografica di Firenze. Il confronto con lo staff di Black Candy è quotidiano, siamo supportati in tutto e per tutto, in ogni aspetto organizzativo riguardante disco e tour. Ci sentiamo parte di un gruppo di lavoro ma anche di amici che hanno in comune la passione per la musica.

Torniamo all’album: la varietà di Ghosts, è data dal fatto che tutta la band ha contribuito alla scrittura delle canzoni e questa volta, cantate addirittura in tre…

Federico: Rispetto al passato, c’è stato un processo creativo diverso: scriviamo in tre, ci diamo consigli, cerchiamo di entrare sulla solita lunghezza d’onda. Ci sono casi in cui uno canta la canzone dell’altro, per questioni di sonorità. Ci piace avere più possibilità, beatlesianamente parlando. Fermo restando che la voce di Andrea è il segno distintivo dei Vickers.

Citate almeno una a testa delle nuove canzoni che secondo voi sono la summa perfetta di “Ghosts”…

Andrea: Eh, difficile. Scelgo: She’s lost e I don’t know what it is, sia per la forma che per le sonorità.

Federico: Aggiungo All I need, per la resa live. Ma potrei citarne altre tipo Senseless life…Ogni brano è stato curato a fondo per suonare in questo modo.

Contatti

The Vickers FB

http://thevickers.bandcamp.com/ 

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!