“Five hundred (500) beers, please”.

Giovedì 16 Ottobre 2014. Durante una delle rare pause di un tiratissimo ed afosissimo concerto, Ricky Wilson, molleggiato frontman della band inglese dei Kaiser Chiefs, direttamente dal palco del Viper, ha chiesto gentilmente da bere per tutti gli scatenati spettatori che gli saltellavano violentemente di fronte, il tutto ad una temperatura che sfiorava i 78°C circa.

Quasi la maggioranza dei presenti l’ha presa come una battuta, ma io in realtà c’ho sperato che le portassero quelle birre. Se non altro per saltare la coda alla cassa. Il solito giornalista, penserete. Già non paga il biglietto (eh già) e poi vuole pure scroccare da bere. Ed è proprio così.

I Kaiser Chiefs sono un ossimoro molto rumoroso. Dal vivo, per detta di veri musicisti, quindi persone molto più qualificate di uno scribacchino come il sottoscritto, sono realmente bravi e, aggiungo, portatori di un sano, apparentemente disimpegnato, frastuono elettrico. Si balla, si suda, si canta a tonsille infiammate scatenandosi su singoli martellanti come: “Everyday I love you less and less“, “I predict a riot“, “Angry Mob“, “Coming Home“, “Oh my God” ed un’altra manciata di canzoni vecchie e soprattutto nuove estratte dall’ultimo LP del 2014, “Education, Education, Education and War”.

Ed è proprio in queste canzoni che sta l’ossimoro: più o meno tutte parlano di alienazione, di guerra, di disoccupazione, diritti di lavoratori e studenti e in genere di tutto ciò che da sempre sta a cuore alla working class made in UK. Tutto ciò fa dei Kaiser Chiefs una delle poche band inglesi che ancora cantano e suonano di argomenti sociali. Rock impegnato, senza impegnare. E lo fanno nel migliore dei modi: non facendocene accorgere. L’ennesima truffa (buona) del rock’n’roll.

E tutto sommato va bene così. I Kaisers, dopo qualche anno buio, sono tornati con un album solido ed onesto e lo stanno portando in giro per l’Europa con buon successo. Nel 2015, s’imbarcheranno per uno stadium tour del Sud America come special guests dei Foo Fighters. Per poco meno di un mese suoneranno di fronte ad una media di 50000 persone.

Il Viper come il Maracanã. Via Pistoiese come Copacabana. No, via non esageriamo, va bene che i Kaiser Chiefs sono bravi a truffarci, ma non fino a questo punto.

Foto courtesy of Leonardo Calistri alias the one and only “Il nonphotografo” –  www.ilnonphotografo.com

Guarda la galleria fotografica dei Kaiser Chiefs al Viper

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!