Forse non tutti sanno che Richard Rogers è un archistar. Quindi è un supereroe architettonico. Forse non tutti sanno che è nato a Firenze. Quindi è fiorentino. Forse non tutti sanno che è nato da genitori italiani. Quindi è italiano. Forse non tutti sanno che il Centre Pompidou a Parigi, altrimenti detto Beaubourg, è stato progettato da Rogers nel 1970 con Renzo Piano. O meglio, forse parecchi sanno cos’è il Beaubourg, ma non conoscono Rogers. Né che è un archistar, né che è italiano, né che è fiorentino.
Certamente sapranno invece che un archistar inglese ha costruito il centro civico di Scandicci.
Il nostro supereroe ha inseguito per decenni il sogno di costruire qualcosa nella sua terra natia. Già nel 1983 aveva realizzato un progetto di recupero delle rive dell’Arno. Deceduto. Negli anni ’90 aveva realizzato per Fondiaria un progetto per l’area di Castello, compresa la scuola Marescialli. Deceduto. Oddio, non è che quell’area lì sia tanto viva adesso. Pare uno zombie.
Ma finalmente ecco Scandicci. Che nel 2003 gli commissiona il masterplan del nuovo centro civico. Grazie alla ferrea volontà dell’Amministrazione comunale, una volta tanto, un campo incolto con pini, erbacce e strade sterrate, incredibilmente adiacente alla sede del Comune, è diventato un’importante area urbanizzata con appartamenti, uffici, spazi commerciali ed un grande auditorium. Adesso, al posto dell’Area 53 che era, c’è una spaziosa e rilassante piazza che collega la sede del Comune con la principale via commerciale che, a sua volta, sfocia nella piazza del Mercato, creando un funzionale polo aggregativo per la comunità. E tutto questo in un tempo di costruzione di soli 3 anni. Merce rara, qui, in Banana Republic.
Scandicci è una cittadina “moderna”. Costruita quasi per intero dal dopoguerra in poi. E, giustamente, il centro civico asseconda questa caratteristica facendola diventare una qualità dello spazio cittadino. Si è scelto un architetto progressista, tecnologicamente futurista. Già nel ’77 il Beaubourg sembrò un’astronave aliena piombata nel centro storico di Parigi. Quel concorso lo vinsero due giovani esordienti. Questo la dice lunga su come oltralpe, già 40 anni fa, gioventù non fosse soltanto una parola che indicava l’età anagrafica, i brufoli e le mani sudate.
Con buona pace dei tanti nostalgici dell’archettino, dei pavimenti in cotto anche nei garage, della pietra serena modanata usata anche nei cessi (tutti rigorosamente finti, ovviamente, perché i materiali veri costano l’ira di Dio…) e di tutti coloro, e sono troppi, colpiti da passatismo acuto, la malattia che affligge chi ritiene belle e degne del nostro passato solo le cose che hanno minimo 200 anni, abbiamo dato ad un vecchio lord inglese fiorentino la possibilità di riscattare 30 anni d’attesa. E lui ha ripagato con uno stile sobrio e tecnologico, forse niente di eccezionale. Ma sobrietà e tecnologia… in Italy… what?

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.

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