La diagnosi è funesta: abbiamo inserito i nostri sintomi su Google, in cerca dell’indicazione se il rimedio farmacologico migliore sia l’Aspirina o la Tachipirina, e abbiamo scoperto di avere il rarissimo morbo di Kilchoman, con relativa prognosi che non arriveremo a mangiare il panettone.

Finalmente decidiamo di andare dal medico, peraltro esortandolo a non perdere tempo per visite ed esami inutili, perché l’autodiagnosi è certa (Google certified, direbbero a Milano). Quello che vogliamo è solamente la ricetta per quel farmaco che qualche non meglio precisato sito ci garantisce essere la nostra ultima speranza.

Il povero medico, muovendosi con tatto e diplomazia, ci spiega che sì, è sicuramente così, ma che gli farebbe immenso piacere visitarci, perché nella sua ultratrentennale carriera non ha mai avuto un paziente affetto dal morbo di Kilchoman, che, anzi, non ricorda neppure di aver mai incontrato nelle (poche) decine di migliaia di pagine studiate nel corso della sua vita.

Noi, in uno slancio di altruismo, decidiamo che, nonostante i siti trovati con la ricerca su Google (solo quelli più in alto, perché quelli nella parte bassa della prima pagina degli esiti della ricerca si sa che non sono affidabili) ci abbiano avvisato che la nostra aspettativa di vita è di poco superiore a quella di un marine paracadutato in Vietnam nel 1968, accettiamo controvoglia di farci visitare. Sacrificare un po’ del nostro (poco) tempo rimasto permetterà al medico di conoscere questa malattia e forse gli consentirà in futuro di salvare qualche altro sventurato che si dovesse ammalare dello stesso morbo.

Il medico, alla fine della visita, avrà non poche difficoltà a convincerci che il nostro vero problema è stato semplicemente decidere di mettere l’adsl a casa, perché si scontrerà con una tendenza sempre più diffusa a considerare la competenza e la professionalità entità “googlabili”.

Google è uno strumento impagabile per molte ricerche, ma non per tutte. Cercare rassicurazioni o, in generale, informazioni mediche sui motori di ricerca è una tentazione pericolosa che, in linea di massima, non andrebbe assecondata.

Se proprio non si riesce a farne a meno, sarebbe comunque il caso di ricordarsi che, nel rapporto tra medico e paziente, la premessa fondamentale è che ognuno interpreti il proprio ruolo secondo copione.

Copione che, è utile ricordarlo, esiste da parecchi secoli prima di Google.

Foto da internet di un cartello apparso sulla porta di un ambulatorio dell’Istituto dei Tumori di Milano

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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