Come è noto, da quando lo scandalo di Cambridge Analytica ha investito Facebook, il social network più famoso del mondo è nell’occhio del ciclone. Alle considerazioni sull’utilizzo improprio dei dati raccolti, che sono arrivate da tutto il mondo, si è appena aggiunta una voce che per noi italiani è particolarmente significativa: quella del Garante Privacy.

Il Garante, che fino ad oggi non si era pronunciato sulla questione, ha diramato un comunicato in occasione della conclusione delle proprie indagini. Ciò che traspare dal testo è l’approccio tecnico alle indagini, meno burocratico di quanto ci si sarebbe potuti aspettare da un organismo dello Stato. Il Garante pone realmente l’accento sulle modalità con cui vengono raccolti e trattati da Facebook i dati dei cittadini italiani e non sull’osservanza astratta e, talvolta fine a se stessa, delle regole.

Di seguito alcuni passaggi del comunicato che risultano particolarmente significativi.

Al termine delle verifiche effettuate è risultato che i dati dei cittadini italiani acquisiti tramite l’App “Thisisyourdigitalife” (il test della personalità ideato per raccogliere le informazioni personali oggetto di profilazione), benché non siano stati trasmessi a Cambridge Analytica, sono stati comunque trattati in modo illecito, in assenza di idonea informativa e di uno specifico consenso.

Come dire che Facebook ha raccolto dati importanti ai fini della profilazione degli utenti senza richiedere esplicito consenso.
Oggetto di contestazione da parte del Garante è stata anche la funzione “Candidati”, comparsa sul social network in occasione delle scorse elezioni politiche.

Tale prodotto consentiva agli elettori che fornivano il proprio indirizzo postale di avere informazioni sui candidati della propria circoscrizione elettorale e sui loro programmi. Facebook, pur affermando di non registrare informazioni su come gli utenti si fossero orientati su tali profili, conservava i file di log delle loro azioni per un periodo di 90 giorni, per poi estrarne “matrici aggregate” non meglio definite.

Ancora di maggiore gravità il fatto che successivamente, ad urne aperte, il social network ha invitato gli utenti a condividere il fatto di essersi recati o meno a votare. L’adesione a questo tipo di funzione ha permesso a Facebook di raccogliere dati non previsti dalle policy del network, particolarmente delicati in quanto ritenuti sensibili dal Garante.

I dati personali possono essere raccolti per finalità determinate ed esplicite e successivamente trattati in modo compatibile con tali finalità. A maggior ragione le finalità del relativo trattamento devono essere descritte con estrema precisione quando vengono raccolti dati sensibili, come quelli potenzialmente idonei a rivelare opinioni politiche, in modo tale da consentire agli utenti di esprimere il proprio consenso libero e informato. E dati “sensibili” sono ad esempio le informazioni sull’essersi recati o meno alle urne o le dichiarazioni a favore del voto.

Il Garante non ha rilevato abusi nell’utilizzo dei dati raccolti, il che permette agli utenti italiani di stare tranquilli: i propri dati non sono stati utilizzati in modo scorretto. D’altro canto Facebook ha operato una raccolta di dati, anche sensibili, senza informare in maniera opportuna gli utenti e senza raccogliere il loro esplicito consenso.

In seguito a queste conclusioni è probabile che il Garante provvederà a comminare a Facebook una sanzione, ma l’aspetto principale della questione è il fatto di aver analizzato in maniera seria e approfondita il metodo di raccolta dei dati, evidenziando le falle di un approccio inadeguato alla tutela dei dati dei cittadini italiani

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.