Per molte persone della mia generazione i Linkin Park sono stati un fenomeno musicale di notevole importanza. Ricordo ancora l’enorme impatto esercitato da “Hybrid Theory” e “Meteora”, usciti rispettivamente nel 2000 e nel 2003, con i loro testi intimi e i video che attingevano a un immaginario mai visto prima in tv, a volte orientaleggiante e a volte fantasioso/onirico.

I Linkin Park avevano la straordinaria capacità di trattare di argomenti che sono fondamentali specialmente quando si è piccoli, come il bisogno di non venire ignorati presente in “Faint” (“Don’t turn your back on me/I won’t be ignored”), “Nobody’s Listening” (“I tried to give you warning but everyone ignores me/I told you everything loud and clear/but nobody’s listening”) e il bisogno di trovare un’appartenenza e guarire le proprie ferite in “Somewhere I Belong” (“I wanna heal, I wanna feel what I thought was never real/I wanna let go all the pain I felt so long”). A quell’età infatti non si è in grado di esprimere certe sensazioni, ci si vergogna troppo, quindi Chester le urlava per noi mettendoci tutto se stesso.

Di lui infatti ricorderò sempre questo: un cantante umano, umile, senza gli atteggiamenti arroganti e narcisisti tipici di molti, in grado di eseguire i propri brani con una grande partecipazione emotiva. Nei loro testi la componente cupa ed esistenziale era molto presente e si percepiva infatti che parlassero di qualcosa di veramente personale, che si era sperimentato sulla propria pelle.

Non siamo nella posizione di poter giudicare il suo gesto. Non mi è mai piaciuto l’atteggiamento –molto comune – di pontificare sulle emozioni ed azioni altrui: “Ah ma aveva fatto successo, aveva una villa, una moglie e dei figli che lo amavano, perché si è suicidato?”. Non possiamo saperlo. Ogni persona è un mondo a parte e non possiamo pretendere di sapere come si sente dentro o addirittura di decidere se le sue emozioni siano giuste o sbagliate.

Qualsiasi sia il problema che ci affligge bisogna cercare di risolverlo in ogni modo, con sostegno dagli amici e dalla famiglia, anche ricorrendo ad un aiuto specializzato, ma quando qualcuno arriva ad una scelta del genere è fuori luogo mettersi a speculare sul fatto che fosse giusto o meno. Non svalutiamo la sofferenza di qualcun altro, solo perché non possiamo comprenderla. Impariamo piuttosto che il dolore è degno di rispetto e considerazione.

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Elena Sofia Frati

Studentessa di Lingue dell’Università di Firenze, classe 1992, appassionata di musica, cinema, letteratura. “Canto” e “suono” per la gioia dei miei vicini. Interessata alle questioni di genere, amo scrivere ed avere una stanza tutta per me per poterlo fare.