binary damage code

Il termine algoritmo, in informatica, indica una sequenza di passi elementari per ottenere, da una determinata partenza (input), un determinato risultato (output). Opportunamente scritto, in uno specifico linguaggio di programmazione, l’algoritmo diventa un programma.

Quando il cuoco ufficiale di TuttaFirenze sviscera una ricetta, di fatto illustra un algoritmo. I dati in input sono gli ingredienti, la ricetta è l’algoritmo e il piatto finito è l’output.
L’esempio è una semplificazione, ma rende l’idea.

In tempi recenti, però, si è cominciato ad utilizzare il termine algoritmo con un significato diverso, vagamente da Grande Fratello che condiziona la nostra esistenza.

Molte piattaforme web utilizzano da tempo algoritmi specifici per proporre ai navigatori pubblicità mirate, che tengono conto delle informazioni desumibili dalla cronologia della navigazione, dai cookies presenti e dalle ricerche effettuate. Semplificando, sul web contenuti e pubblicità vengono spesso proposti sulla base di profilature dei navigatori effettuate da algoritmi che analizzano notevoli quantità di informazioni per identificare interessi, gusti e propensioni.

In alcuni casi può essere utile, in altri casi divertente, in altri ancora semplicemente fastidioso, ma di recente ci sono stati riscontri che hanno palesato la nascita di un “livello 2.0” di questi algoritmi, con risvolti non propriamente positivi per il navigatore.

Sembra, ad esempio, che i più recenti algoritmi utilizzati dalle compagnie aeree analizzino, per la determinazione del prezzo di vendita, anche altri dati (posizione geografica, orario, giorno, etc.) per definire l’importo a cui proporre un biglietto. Chi naviga in zone centrali di una grande città viene identificato come utente con maggiore potenzialità di spesa e, pertanto, penalizzato con un prezzo maggiore. A chi naviga da zone periferiche o da zone rurali viene proposto, per la stessa ricerca, un biglietto a prezzo inferiore, perché si suppone che abbia minore disponibilità. Se la ricerca avviene in orario di ufficio in un giorno infrasettimanale, viene ipotizzato che si tratti di una trasferta di lavoro e, quindi, viene proposto un biglietto a prezzo più elevato, perché le aziende hanno maggiori potenzialità di spesa. Per contro, la stessa ricerca effettuata durante il week end o in infrasettimanale, ma in orario serale o notturno, produrrà offerte più vantaggiose, perché si ipotizza che sia effettuata da un privato per scopi personali.

In generale un algoritmo così concepito ha lo scopo di individuare il prezzo massimo a cui proporre ad uno specifico utente un determinato servizio, con buona pace di chi pensa che sul web si trovi sempre e solo il prezzo migliore.

Share

Dicci la tua

Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

PROSSIMO ARTICOLO

La pillola digitale