Ne «Le dodici fatiche di Asterix», la ottava prova che Asterix e Obelix devono sostenere è quella della burocrazia. La prova consiste nel riuscire ad ottenere un lasciapassare A38 presso «la casa che rende folli», ironica rappresentazione della Amministrazione Pubblica. L’interminabile successione di rimbalzi da un ufficio all’altro e di formulari da riempire viene interrotta solamente grazie all’intuizione di richiedere ad uno sportello il “nuovo” lasciapassare A39, ovviamente inventato di sana pianta dai protagonisti. La richiesta semina il panico tra impiegati e funzionari, che vengono resi folli dalla loro stessa burocrazia.

La prova in sé, divertente quando vista nel cartone animato di cui sopra, diventa assai meno divertente quando la si sperimenta sulla propria pelle.

L’Osservatorio nazionale CNA, in collaborazione con 52 CNA territoriali, ha pubblicato un dossier relativamente alle incombenze richieste a chi volesse aprire un’attività. Cinque le casistiche di impresa esaminate, tra le più comuni: bar, officina di autoriparazioni, gelateria, falegnameria e salone di acconciatura. I dati relativi alle incombenze sono impressionanti. Nel caso del salone di acconciatura, ad esempio, sono richiesti 65 adempimenti in 26 enti differenti, che richiedono complessivamente 39 code (perché in alcuni enti è necessario recarsi più volte) con una spesa complessiva che si aggira sui 18.000 euro. Senza considerare la quantità di tempo necessaria per produrre quanto richiesto (svariati mesi, nella migliore delle ipotesi).

«Comune che vai, burocrazia che trovi» è il titolo del dossier dell’Osservatorio CNA che per la prima volta ha misurato il “peso” della burocrazia sull’avvio di impresa, dimostrando che la burocrazia rappresenta un grosso ostacolo che disincentiva lo spirito imprenditoriale di chi vorrebbe fare impresa, ma si vede tarpare le ali prima ancora di iniziare ad intraprendere l’attività.

Chi riesce ad assolvere alle richieste e ad iniziare la propria attività scopre poi che deve scontrarsi con le ulteriori innumerevoli incombenze richieste a chi vuole restare in attività.

C’è di che disincentivare anche Asterix e Obelix.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.