La sacra Bibbia non scritta del Rock per aspiranti rockstar di razza recita che chi non ha realizzato almeno uno dei seguenti comandamenti* non può considerarsi tale a tutti gli effetti:

1) Distruggere un camera d’albergo
2) Dare fuoco ad una chitarra
3) Staccare a morsi la testa di un pipistrello (reale?) sul palco
4) Sniffare tutto quello che capita a tiro (anche le ceneri di un parente stretto…)
5) Fare colazione col Jack Daniels alle otto del mattino dopo aver dormito non più di quattro minuti con almeno due groupies nel proprio letto.

Certo, tutto ciò aiuta ad alimentare la leggenda però atteggiarsi a rocker non basta per esserlo veramente. Per durare ed essere credibili, bisogna soprattutto saper fare realmente il proprio mestiere. E l’artista –  poiché di questo trattasi – che ho incontrato questa settimana sa il fatto suo in materia di rock’n’roll, eccome.
Il personaggio in questione è Emanuele Nardoni, in arte Numa: cantante, musicista, attore di musical, insegnante di canto full time, il tutto condito da un piglio da rocker di altri tempi.
Anche nella vita di tutti i giorni Numa sembra un pirata del Rock appena sceso dal proprio galeone: bandana che tiene a raccolta i lunghissimi capelli scuri, occhi truccati, tatuaggi ben in vista, vistosi anelli e orecchini di metallo.
L’essenziale differenza tra un semplice cantante e un tipo come Numa è che il primo, finito il concerto scende dal palco e torna a casa mentre Numa, per attitudine, quel palco ce l’ha nel sangue.
La vita artistica di Emanuele, votata al credo assoluto di Freddy Mercury,  è caratterizzata da sempre da doppie, triple perfino quadruple attività parallele: le  tribute band degli inizi (Litfiba, Toto, Queen), i ruoli, anche da protagonista, in musical di successo (“Draculea”, “Rocky Horror Picture Show“, “The Commitments“), frontman di alcune band (Ex Novo, Aria Zero) e last but not least la carriera da solista durante la quale ha già sfornato due album totalmente autoprodotti, l’acustico “Nel mio sguardo” (2009) e il sorprendente hard metal tutto italiano “Pout-pourrock!”, appena uscito e in promozione in questi giorni.

Come si forma l’artista Numa?

Da giovane non ero diverso da tanti altri ragazzi della mia età: ho giocato a pallone fino a  diciassette anni e diventare calciatore era il primo obiettivo.
Però, già da bambino, una volta finiti gli allenamenti tornavo a casa e davo vita a dei grandi concerti tra le quattro mura della mia cameretta. Poi la svolta: giocando a calcio m’infortunai seriamente e fui costretto a stare fermo un anno. Ne approfittai subito per avvicinarmi alla musica. Iniziai con la tribute band dei Litfiba e con gli ExNovo, rockband allora celebre dalle mie parti, il Mugello. Dopo qualche anno passato ad esibirmi un po’ ovunque ho sentito la necessità d’intraprendere veri e propri studi musicali per migliorare la mia voce da un punto di vista tecnico. In quel periodo feci il salto dalla realtà paesana in cui ero cresciuto alla città vera e propria, Firenze, ricca di stimoli culturali ed artistici. Negli anni di formazione artistica si è aperta la parentesi dei musical, dove ho imparato anche a recitare. Una dote che ha migliorato anche il mio modo di stare su un palco da frontman.   Dopo un po’ di anni sono tornato alle origini. Mi sento da sempre soprattutto un cantante rock, un animale da palco con la batteria che picchia alle mie spalle, perciò ho voluto intraprendere la carriera da solista.

Dopo “Nel mio sguardo”, lavoro del 2009, adesso è uscito “Pout-pourrock!”, bellissimo e caleidoscopico fin dalla strepitosa (a mio avviso) copertina

“Pout-pourrock!” è un album dal sound hard metal scritto e cantato interamente in italiano dove ho sfogato tutta la mia vena creativa fondendo tanti stili insieme. Sono undici pezzi tutti diversi, slegati l’uno dall’altro, dove l’unico elemento comune è la vena rock. Lo paragono ad una grande insalata, un unico piatto fatto di tanti ingredienti diversi, proprio come suggerisce il titolo.

La copertina? È un collage ironico di tutti elementi pescati dalle singole canzoni, un po’ pazza come me!
Sono molto orgoglioso e soddisfatto di “Pout-pourrock!” però attualmente non mi rappresenta più al 100%.  L’ho scritto tre anni fa e non è uscito prima a causa di una persona con la quale avevo firmato un contratto di management, rivelatasi un ciarlatano. A causa sua sono stato fermo un anno e mezzo. Passata la tempesta, ho deciso di autoprodurmi l’album e di promuoverlo al meglio delle mie possibilità vendendolo ai concerti o facendolo distribuire digitalmente dall’etichetta fiorentina Audioglobe. Ma voglio finire presto per dedicarmi già al nuovo album!

Viste le tue numerose e diverse sfaccettature artistiche, qual è il ruolo che ti dà più soddisfazione?

Non c’è una cosa che preferisco in particolare perché godo e mi diverto alla stessa maniera nel cantare in qualsiasi situazione: dal palco grande con tanta gente davanti alla jam session nel localino con tre persone. Ho fatto talmente tante esperienze artistiche che può darsi anche che qualcosa mi abbia dato più emozioni e me ne sia scordato!
Le performance con più pubblico in assoluto sono quelle legate ai musical come il “Rocky Horror Picture Show” all’Arena di Fiesole con oltre un migliaio di spettatori. Per me però significa poco: durante l’ultimo concerto che ho fatto al Keller c’era poca gente ma ho cantato lo stesso come se davanti avessi milioni di persone!

Cosa pensi dello stato della musica a Firenze?

In generale, dobbiamo trovare un equilibrio perché sento in continuazione lamentele sulla proposta musicale della nostra città. Penso invece che ci siano situazioni ganze e meritevoli di attenzione che vengono promosse troppo poco. La crisi esiste, anche culturale, quindi la prima a soffrirne è l’arte e in primis la musica. Però, anche noi intesi come pubblico, dovremmo informarci di più, fare passaparola su alcune realtà che rimangono troppo di nicchia.

Questo non ti sembra paradossale nell’era di internet?

Per me la rete in quest’ottica è un’arma a doppio taglio: ti dà la possibilità di fare da cassa da risonanza illimitata per la tua arte a costo zero con l’aggravante però che quello che fai te, lo fanno tutti. Si crea un mare magnum indistinto in cui convivono artisti di qualità ma anche tanta merda.
In passato, quando esistevano le case discografiche e i talent scount, emergeva chi era bravo veramente, c’era più selezione naturale. Ora con internet chiunque può fare di tutto, perciò attenzione ad usarlo nel modo giusto!

Scegli i musicisti per formare la tua rockband ideale di tutti i tempi…

Base musicale degli AC/DC senza dubbio. Come cantante scelgo…me! E la dinamica sarebbe questa: io scrivo i pezzi e poi chiedo agli AC/DC di suonarmeli!

 

Prossime date:

Sabato 30 Marzo @Stony Pub (Bagno a Ripoli),

Domenica 31 Marzo @Porto di Mare (Firenze),

Domenica 26 Maggio @ “Una nota per…” (Borgo San Lorenzo, manifestazione di beneficenza)

 

More to come on:

Numa (Facebook)

http://www.numaproject.it/

Youtube

 

* NdA – Non fatelo per nessun motivo a casa vostra: chi c’ha provato, non è arrivato alla soglia dei ventotto anni

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!

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