C’è chi ha avuto o ha tuttora la fortuna di averlo come prof d’inglese al Liceo oppure chi, tanti negli ultimi quarant’anni, ha visto il suo show di pianobar in qualche bel ristorante o locale di Firenze. Oppure ancora chi, conoscendo o meno tutta la sua storia, ha canticchiato qualche successo dei celebri Oliver Onions, dei quali il personaggio in questione è stato per un periodo sia voce che co-autore di brani.

Ma mettiamo un po’ d’ordine.

Non è buon costume giornalistico arrivare alla settima riga e non aver ancora rivelato il nome del protagonista della notizia. Quindi rimediamo subito: questa settimana la roulette di Stereo Appalla si ferma sul numero fortunato di Santino Scarpa, musicista e cantante campano, protagonista a Firenze con i suoi show fin dagli anni Settanta quando fu il  primo italiano a raggiungere il successo internazionale grazie ad un brano cantato in lingua inglese.

Presente da frontman della band Mr. Blues e appuntamento rock fisso da qualche mese a questa parte per gli avventori dell’Hard Rock Cafè in Piazza della Repubblica.

Digressioni in libertà sulla terrazza della sua casa di Firenze affacciata sull’Arno tra Beatles, gli Anni Sessanta a Firenze, incontri leggendari e qualche consiglio ai giovani rockers.

Caro Prof Scarpa,  tu sei originario della provincia di Salerno ma da oltre quarant’anni vivi e suoni a Firenze, perché questa scelta?

Arrivai a Firenze a cavallo tra il 1964 e il ’65, in concomitanza con l’esplosione del beat…Sai, misuro sempre l’età con le ondate musicali. Mia cugina londinese mi stava introducendo ai Beatles e rimasi così “flesciato” dalla lingua inglese che mi misi in testa di studiarla per impararla bene. Dove farlo? Semplice, nella città più bella: Firenze. Non sbagliai.

Risentii subito del clima brioso e aperto che caratterizzava Firenze in quegli anni. C’era una nutrita comunità di anglofoni, inglesi e americani, grazie a cui in città si respirava un’aria internazionale, anche in termini mentalità.

Quando hai iniziato a suonare?

Nel 1966 fui costretto, come tanti, a stare chiuso in casa a causa dell’Alluvione. Perciò per passare il tempo imbracciai la chitarra ed iniziai a strimpellarla. Suonavo spesso sul Ponte Vecchio, la chitarra mi dava una buona popolarità tra le “sbarbine” come chiamavamo noi le ragazze allora, e questo era sicuramente un buon deterrente per fare musica!

C’erano già i locali per esibirsi a Firenze?

Tranne le balere e i mitici dancing, a Firenze non c’erano veri e propri posti dove poter suonare il rock come piace a me. Quindi, formati i primi complessini con gli amici, ci ritrovavamo in alcuni barretti o meglio ancora nelle cantine. Insonorizzavamo tutto con le confezioni di uova e suonavamo ad oltranza per puro divertimento.

Fin qui le origini, come decolla invece la tua carriera?

Nel 1970 durante un’esibizione fui notato da Cesare de Natale, un giovane scout dell’importante label discografica RCA. Mi portò subito a fare un’audizione che andò molto bene. Per i capi di RCA avevo sia il look vincente: baffi, capellone, stivale giusto, che le capacità musicali per impormi. Mi misero sotto contratto e di lì iniziò l’ascesa.

Il CV di Santino Scarpa vanta insospettabili collaborazioni di prestigio…

Durante quegli anni nacque il connubio con i fratelli Guido e Maurizio De Angelis alias Oliver Onions con cui collaborai sia in qualità di voce che come co-autore di brani. Ho contribuito a comporre soundtrack di film come “Altrimenti ci arrabbiamo” con la celeberrima “Dune Buggy”, “Anche gli angeli mangiano i fagioli” e “Pari e dispari”.

Nel 1972 sotto lo pseudonimo di Gulliver, affibbiatomi per la mia caratteristica di essere sempre in giro, l’RCA mi fece incidere un 45 giri in coppia con una giovane cantante americana, Kathy Vergani. Il singolo era “How do you do”, cantato in inglese, molto orecchiabile e commerciabile, fu uno dei tormentoni dell’estate…pensa che non era ancora in vendita nei negozi ed era già nella Top Ten italiana: potenza della RCA! Fu un grande successo anche a livello internazionale e l’etichetta organizzò tour promozionali importanti.

Poi cosa è successo?

Alla vigilia della partenza per una lunga tournèe estera mi schiantai con la macchina contro un camion. Rischiai di fare come alcuni miei giovani “colleghi” rockers degli Anni Sessanta tipo Brian Jones dei Rolling Stones e Jimi Hendrix, ma me la cavai con una rottura di bacino. Fu comunque un brutto colpo perché dovetti stare fermo un bel po’ e di conseguenza tutti gli impegni discografici furono disdetti. Presi perciò la decisione di allontanarmi momentaneamente dalla musica e sfruttai questo periodo sabbatico per laurearmi e terminare i miei studi di lingue.

Arriviamo perciò alla seconda vita musicale di Santino Scarpa…

L’amore per la musica risbocciò intorno al 1976 quando, in anticipo con i tempi, iniziai a fare pianobar in locali prestigiosi in giro per l’Italia.

A Firenze era ancora difficile trovare location per suonare il rock’n’roll. C’erano i nightclub ma, una volta ingaggiato, avresti dovuto suonare tutte le sere fino alle due di notte!

Da qui, la decisione di fare musica da solo attingendo ai generi più diversi per comporre il mio repertorio: pop, country, blues. A tutto ciò, però, non ho mai rinunciato di dare un’impronta rock.

So anche che ti sei interessato di musica etnica e perfino di lirica!

Negli anni ho portato avanti vari progetti tra cui nel 1995 l’importante raccolta – studio “Carmina Cilenti”sui canti popolari della mia terra, il Cilento. Un’opera artistica di recupero unica nel suo genere a cui si aggiunge il secondo volume del 2007, “Alma Cilenti”. Dopo la musica etnica, mi sono messo a studiare la lirica che mi ha permesso di potenziare al meglio la voce che adesso riesce ad arrivare fin dove prima non poteva. Alcuni accademici della musica mi hanno anche chiesto perché non mi fossi dato prima a questo genere di canto: ero troppo preso dal sex e dal rock’n’roll per pensare ad altro…Le drugs invece non mi sono mai interessate!

Santino – Gulliver oggi dove suona?

Da quasi dieci anni sono la voce della blues-band fiorentina Mr. Blues: Emilio Castro, grandissimo chitarrista, Stefano Londi, bravo batterista di studi jazz ma molto versatile e Franco Amurro il bassista, gran bel musicista anche lui. Per quanto mi riguarda, canto e suono chitarra, armonica, piano e organo.

Mi diverto molto ad esibirmi live con i Mr. Blues ma il vero coronamento della mia carriera è la possibilità di suonare da solista sul palco dell’Hard Rock Cafè a Firenze. Qui propongo uno show unplugged con un repertorio che spazia dai Canned Heat ai Rolling Stones e ai Beatles fino ad arrivare ai Fleetwood Mac e Neil Young: per me, che mi ritengo rock fino al midollo, è il massimo.

Un aneddoto sulla tua carriera di cantante a cui sei legato?

Qualche anno fa mentre stavo suonando in un ristorante del centro di Firenze, riconobbi tra i clienti seduto ad un tavolo il leggendario Robert Plant , cantante dei Led Zeppelin (NdA – nella foto con Santino Scarpa). Un mito assoluto. Tanto era esuberante sul palco quanto timido e riservato nel privato. Quando mi sono avvicinato l’ho chiamato “Maestro” e ho avuto l’occasione di parlarci e di scoprire una persona veramente umile e disponibile.

Cosa pensi della scena rock di Firenze?

Conosco diversi musicisti ma non mi sento veramente dentro alla scena fiorentina. Noto però che tra  i tantissimi bravi artisti presenti a Firenze, specialmente tra le band, non c’è nessun vocalist che faccia la differenza. Mancano le vere voci, quelle che hanno quel quid in più. Estremizzo il concetto: i Led Zeppelin li identificavi con Robert Plant, i Deep Purple con Ian Gillan, gli Stones con Mick Jagger…Non pretendo tanto, ma mi sembra che in giro ci sia un po’ di piattume…vocale!

Come è cambiata Firenze, musicalmente parlando, dagli Anni Sessanta/Settanta?

E’ cambiato tutto a partire dalle piccole buone abitudini. Per esempio, in quegli anni noi musicisti ci trovavamo abitualmente nei negozi di strumenti, tipo il Ceccherini in Via Ginori, purtroppo anche l’unico rimasto. Lì provavamo gli strumenti, parlavamo di musica e controllavamo sempre la bacheca degli annunci delle band sul bancone tipo: “cercasi bassista bravo” oppure “cercasi batterista” e così via. Questa funzione adesso spetta soprattutto a Facebook e forse prima era tutto molto più reale e diretto: almeno sapevi chi ti trovavi di fronte!

Un consiglio per i giovani musicisti che iniziano a suonare?

Faccio eco a quello che predicavano i Beatles: suonate esclusivamente ciò che vi piace per il puro piacere di farlo. E’ sempre il rock’n’roll che sceglie te, non il contrario. Se non  sentite ciò che state facendo, lasciate perdere. Inoltre se suonate in una band, ricordatevi di non pestarvi i piedi con gli altri componenti perché la band è prima di tutto democrazia. Ognuno deve avere il proprio spazio ed è fondamentale perché il gruppo funzioni e vada d’accordo.

 

Prossime date:

Lun 2 Febbraio @Hard Rock Cafè h 22:00

Dom 24 Febbraio – Rock Family Brunch -– @Hard Rock Cafè h 9:30

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!