Durò circa sei mesi l’avventura di Radio Cora a Firenze. Dal gennaio al giugno 1944 l’emittente clandestina assicurò i contatti fra le truppe partigiane e i comandi alleati, segnalando i movimenti delle truppe tedesche. Finì in modo tragico. I tedeschi irruppero nella sede di Piazza D’Azeglio: alcuni furono fucilati sul torrente Terzolle, altri deportati, qualcuno riuscì a fuggire.
Il 19 ottobre 2014, a settant’anni di distanza, Radio Cora ha ripreso a trasmettere via web. Il nome però è lo stesso di allora, come anche la determinazione.
Siamo andati in via San Niccolò, dove pulsa il cuore del progetto, e abbiamo parlato con Elena Guidieri, la responsabile operativa della radio. Ci accoglie in una stanza piccola. Lei al telefono, prima dell’intervista, l’aveva definita un bunker. Un paio di sedie e un divanetto giallo. Su due tavoli un computer e tutto quello che serve per trasmettere.

Come viene aggiornato il portale?
Il portale lo aggiorniamo con le notizie meno trattate dagli altri mezzi di comunicazione, sia sul locale che fuori. Le cose anche più curiose e quelle su cui si riflette meno. Quelle che fanno poco notizia e non attirano le prime pagine dei giornali.

Prima di venire qui ho provato a definire la vostra informazione. Mi sono venute in mente quattro parole: puntuale, precisa, rigorosa e indipendente. Con quello che c’è in giro la definirei una controinformazione. Sei d’accordo?
Sì, la possiamo definire una controinformazione. Soprattutto perché indipendente. Questa è la strada che abbiamo deciso di seguire, anche se è molto difficile soprattutto dal punto di vista economico… Facciamo un tesseramento con un contributo di dieci euro l’anno. Una cifra abbastanza piccola, ma che speriamo possa essere data da una platea di persone la più larga possibile. Vorremmo che Radio Cora diventasse un progetto anche popolare, perché la parola “popolare” non deve più spaventare. Un progetto fatto da persone, una rete in cui cerchiamo di coinvolgere associazioni, realtà del territorio, privati cittadini, cercando anche di dare voce a chi normalmente non ce l’ha. Abbiamo anche tante realtà che si autoraccontano. Realtà che solitamente non hanno voce.
Per le notizie non ci rivolgiamo alle agenzie di stampa, ma spesso è la persona stessa che ci avverte di una certa situazione. Noi ci muoviamo e andiamo a toccare con mano, a verificare il problema, a vedere di cosa si tratta. Un’informazione che viene direttamente dal territorio. Probabilmente, anche per questo, una controinformazione.

Le istituzioni vi appoggiano, vi hanno appoggiato…
Abbiamo trovato il sostegno della Regione Toscana, fondamentale perché non saremmo riusciti a partire in altro modo. Essendo Radio Cora un progetto che vuole coniugare informazione indipendente e memoria storica − e ricorrendo quest’anno il settantesimo anniversario della Liberazione − c’erano una serie di finanziamenti che la Regione elargiva a varie realtà. Siamo così riusciti ad avere un piccolo contributo che ci è servito per la fase di start-up. Contributo essenziale, altrimenti non saremmo partiti. La radio web non ha costi paragonabili a quelli di una radio di frequenza, ma le strumentazioni, l’affitto della stanza hanno un costo che da soli non saremmo riusciti a sostenere.

Ai tempi di Radio Cora, quella del 1944, i nemici da combattere erano il nazismo e il fascismo. Anche oggi c’è un “nemico” da combattere?
Sì, innanzitutto la perdita di memoria. L’Italia non è un paese che ha memoria di quello che è successo. Altri invece hanno questa memoria. La Germania, per esempio. Noi a Firenze abbiamo una memoria che si limita a quelle che sono state le testimonianze, per esempio, dei partigiani ancora in vita. Neanche una decina. Pensiamo che questo si stia perdendo. Essendo Radio Cora un progetto dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) , uno dei nostri principali obbiettivi è proprio quello di non perdere la memoria del passato. E siamo convinti che la perdita di memoria sia dovuta anche alla nascita dei nuovi fascismi. Nonostante la storia le abbia condannate, c’è ancora qualcuno che crede a queste idee. E la perdita della cultura e della memoria sicuramente favorisce l’insediamento di questi movimenti.
Un altro nemico potrebbe essere l’informazione pilotata, soprattutto a livello locale. Sappiamo che nessuno può fare informazione totalmente indipendente nel mondo dell’editoria, però stiamo perdendo il valore della notizia, la sua profondità. Il nostro obbiettivo è tornare al territorio e guardare quello che succede da vicino.

Leggo che i vostri punti di riferimento sono la Costituzione e la Resistenza. Sul vostro sito si possono trovare la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e gli articoli della Costituzione italiana. Pensate che le giovani generazioni siano ancora sensibili a questi valori?
Sicuramente c’è tanto da fare. Ma stiamo trovando anche tanto interesse. La cosa ci stupisce piacevolmente. Alla festa di inaugurazione, domenica 19 ottobre, qui era pieno di gente di tutte le età. C’era tanta curiosità in giro. Sicuramente il fatto che sia una radio web, e che non faccia solo informazione ma anche molto altro, per esempio musica, aiuta ad avvicinare anche i giovani. Ci sono poi anche programmi per avvicinare la gente alla Costituzione.
Aiuta anche il fatto che siamo dentro questo circolo, in San Niccolò, molto frequentato. Qualcuno si avvicina, si affaccia, chiede. Ci aiutano molto anche i social network, che ci permettono di raggiungere un target di persone che magari non andrebbero ad accendersi la radio.

Essere una radio web è stata una scelta voluta o forzata?
Non trasmettiamo sulle normali frequenze. Oggi è quasi impossibile permettersi l’acquisto di una frequenza, visti i costi. Ma siamo una radio a tutto tondo. E siamo convinti che la radio web sia un po’ la radio del futuro. Nel senso che le radio di frequenza vanno sempre più verso una commercializzazione dei contenuti, altrimenti non riescono a sopravvivere. Quindi se vuoi fare una radio di qualità probabilmente il web è la strada meno costosa da seguire. Possiamo considerare la nostra una scelta forzata, ma che in futuro potrebbe rivelarsi l’unica possibile per raggiungere certi obbiettivi.

… buona fortuna, Radio Cora!

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.

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