Lo scorso mese la borsa americana ha assistito alla più grande perdita di valore della storia da parte di un’azienda quotata, ma la notizia non ha avuto grande enfasi negli organi di stampa. Protagonista di questo exploit negativo è stata Facebook. La cifra di capitalizzazione persa in un solo giorno dalla creatura di Mark Zuckerberg è stata di oltre 126 miliardi di dollari, con una perdita personale di oltre 16 miliardi. In poche ore il CEO di Facebook, a cui fa capo il 12,8% delle azioni della società, ha perso tre posizioni (da terzo a sesto) nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.

Facebook è crollata per una serie concomitante di ragioni.

In parte la perdita di valore è stata influenzata dai risultati di bilancio trimestrali presentati. Ampiamente positivi, ma inferiori alle aspettative.

Il crollo è stato anche espressione della perdita di fiducia da parte degli investitori, che non vedono di buon occhio la riduzione del tasso di crescita che continuerà anche nel terzo e nel quarto trimestre, con conseguente ridimensionamento dei margini operativi della creatura di Zuckerberg.

Non è stata estranea al crollo neppure la preoccupazione dei mercati per l’impatto che le nuove norme sulla privacy avranno sull’attività del social network.

In sostanza, l’onda lunga dello scandalo di Cambridge Analytica sta facendo sentire le sue ripercussioni sui conti della (ex?) gallina dalle uova d’oro, amplificando le conseguenze di fenomeni fisiologici come il ridimensionamento dei risultati (comunque ampiamente positivi, vale la pena ricordarlo) rispetto alle previsioni. Fenomeno che, è utile sottolinearlo, non interessa solamente Facebook, ma i social network in generale (Twitter nei giorni successivi ha perso il 14% per ragioni in parte simili a quelle di Facebook).

Il futuro di Mark Zuckerberg sicuramente è meno roseo rispetto a qualche mese fa.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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