L’Italia ha una lunga tradizione mineraria. Dalle miniere sparse uniformemente sul territorio nazionale sono stati estratti diversi materiali: zolfo, rame, ferro, argento, carbone, sale, magnetite e perfino cinabro (che molti pensavano che fosse solo un’invenzione del cabarettista milanese Gianni Magni). Tutte le miniere nazionali, ovunque collocate, hanno sempre avuto in comune il fatto di essere sempre state di tipo tradizionale.

Fino ad oggi.

Da pochi mesi, infatti, a Calenzano è stata aperta Bitmainer Factory, la prima miniera industriale di criptovalute (mining farm, per chi ama la terminologia internazionale) in Italia.

Una necessaria premessa: le criptovalute non hanno un’autorità centrale che le gestisca, ma vengono gestite, in maniera trasversale rispetto alle classiche economie dei singoli stati o agglomerati monetari, dai singoli soggetti che partecipano alla certificazione delle singole transazioni.

Alla base delle criptovalute c’è il concetto di blocco. Un block è l’insieme delle transazioni di un dato periodo (nel caso dei Bitcoin, 10 minuti), che necessitano di convalida per diventare effettive. La sequenza di blocchi prende il nome di blockchain.

I “minatori” hanno il compito di convalidare i singoli blocchi di transazioni delle blockchain. Minare una criptovaluta significa, in sintesi, cercare una chiave crittografica che convalidi un blocco.

Chi la trova viene ripagato per averla trovata, ed il blocco viene convalidato ed aggiunto alla blockchain.

Bitminer Factory è in grado di “minare” una dozzina di criptovalute diverse, permettendo di concentrare gli sforzi su quelle più redditizie in un determinato momento. La richiesta per l’attività di mining, in termini di potenza di calcolo, è enorme. Allo stato attuale nel capannone di Calenzano 400 macchine lavorano in contemporanea per elaborare i codici crittografici, per un assorbimento complessivo di circa 1,2 MW.

Il segreto del successo di un’attività di mining risiede nel riuscire a ridurre i costi enormi per l’energia elettrica necessaria. Per ottenere questo risultato Bitminer Fatory lavora su due fronti: produrre in proprio energia e sviluppare hardware specifico che ottimizzi il consumo massimizzando le prestazioni.

Bitminer Factory è dunque prima di tutto una scommessa tecnologica ed imprenditoriale toscana, che ha già ottenuto il risultato di dimostrare che il mining non è solo una prerogativa della Cina o dei Paesi dell’est europeo.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.