Sarà anche il “governo del cambiamento”, ma alla fine per far cassa anche questo esecutivo non ha resistito alla tentazione di spremere gli automobilisti, né più né meno come hanno fatto tutti i governi in carica dai tempi della motorizzazione di massa negli anni settanta in poi.

La differenza, caso mai, è da ricercarsi nei modi. Ripensamenti e rimodulazioni che hanno cambiato il contenuto dell’eco-tassa almeno due o tre volte, ma il risultato è sempre il solito: tasse sull’auto.

Per nobilitare l’irritante balzello si sono inventati l’alibi dell’eco-sostenibilità. Più la macchina è inquinante, più alta è la tassa. Peccato, però, che così facendo si penalizzassero auto tra le più vendute. La Panda, per dire, nella prima formulazione di inizio dicembre della eco-tassa avrebbe dovuto essere gravata da qualche centinaio di euro di imposizione aggiuntiva.

Per non creare troppi scontenti nell’elettorato, alla fine si è pensato di trasformare la tassa da “ecologica” in “eco-sociologica”. Se la macchina inquina, ma è di piccola cilindrata, niente tassa. Se la macchina inquina, ma è considerabile di lusso, allora tassa sostanziosa; perché punire chi ha disponibilità è ritenuto socialmente accettabile (apprezzabile?).

La nuova imposta, nell’ultima (?) formulazione della norma, sarà parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro, eccedenti la soglia di 160 CO2 g/km (rialzando non di poco il limite della precedente formulazione fissato in 110 CO2 g/km). Quattro saranno gli scaglioni di applicazione:

• 1.100 euro per emissioni tra 161 CO2 g/km e 175 CO2 g/km,
• 1.600 euro per emissioni tra 176 CO2 g/km e 200 CO2 g/km,
• 2.000 euro per emissioni tra 201 CO2 g/km e 250 CO2 g/km,
• 2.500 euro per emissioni oltre 250 CO2 g/km

Storia già vista; l’ultima volta, in ordine di tempo, con il provvedimento del governo Monti, volto a tassare le auto più potenti, penalizzandole con un superbollo che poco ha portato nelle casse dello stato e molto ha fatto perdere in termini di mancato gettito IVA, ipt e di indotto (il mercato italiano ha mal digerito il superbollo e le vendite di vetture potenti hanno subito un drastico calo).

In questo caso è bastato riciclare la logica Montiana, ammantandola di spirito ecologista.

L’aggiunta della salsa ecologica al piatto riscaldato della tassazione sulle auto, però, ha in parte spostato il bersaglio del provvedimento, andando a colpire non soltanto chi acquista auto di lusso, ma anche chi si rivolge ad auto con motorizzazioni non proprio recentissime e, proprio per questo, poco costose, ma poco rispettose dell’ambiente. Se è vero che 2.500 euro di tassa sull’acquisto di auto che costano come appartamenti è effettivamente poca cosa, tutt’altro che poca cosa è l’impatto dei 1.100 euro di tassa su vetture non propriamente “da ricchi” come la Fiat Tipo, destinata a famiglie della classe media, o su mezzi da lavoro come i Fiat Doblò e Qubo, destinati chi ha bisogno di piccoli ed economici furgoncini.

In sostanza l’eco-tassa va a colpire anche vetture destinate ad un pubblico non certo ricco, che probabilmente con un significativo sforzo economico sostituisce mezzi vecchi assai più inquinanti, producendo comunque innegabili vantaggi all’ambiente.

Poco male, per gettare un po’ di fumo negli occhi si controbilancia la penalizzazione di queste vetture con l’incentivazione all’acquisto di vetture più costose, ma eco-fighette.

Che poi manchino le infrastrutture e che le nostre città siano ancora impreparate ad accogliere una mobilità elettrica di massa poco conta. Basta destinare cinque milioni di euro come incentivo all’installazione di nuove colonnine private e l’apparenza è salva.

Per inciso, l’incentivazione all’acquisto di auto ecologiche (si scusi l’ossimoro), il cosiddetto eco-bonus, è ad esaurimento, mentre ovviamente l’eco-tassa sulle vetture considerate meno ecologiche no.

Ad aumentare il malcontento degli automobilisti si aggiunge anche lo spauracchio della clausola di salvaguardia, contenente futuri (cospicui) aumenti di IVA e accise sui carburanti.

Per l’ennesima volta il governo in carica ha scambiato l’automobile per un bancomat.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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