Apriamo con una bella frase fatta: il passato ritorna sempre! Questa asserzione potrebbe essere anche il sotto titolo del romanzo, dato che il tema centrale è proprio il riaffiorare di vecchie storie (brutte storie) dall’armadio degli scheletri. Juan Belmonte è un vecchio reduce della guerriglia contro la dittatura di Pinochet che ora vive in pace con la bella Veronica che a suo tempo ha conosciuto sulla sua pelle i ferri della tortura. Vivono ora sereni ed in pace quando a bussare alla loro porta sono dei mercenari, ora sicari, che pretendono un aiuto da Belmonte nella loro ultima missione.

Il romanzo attraversa le emozioni di quegli anni di terrore, di torture, di desaparecidos, di assenza di giustizia. Al suo interno esplode con tutta la sua forza l’amore che lega i due protagonisti che per un certo periodo di tempo saranno in pericolo di morte proprio attraverso quelle persone che un tempo erano dalla stessa loro parte.

Scritto bene, ma a mia sensazione, con poca attitudine alla sottolineatura della cornice, del contesto. Spesso nel libro c’è un vuoto di descrizione dei luoghi che lascia un po’ perplessi. Questo è l’unico appunto che faccio alla lettura che comunque merita il prezzo del libro.

Edizione commentata

Luis Sepúlveda, La fine della storia, Guanda Editore, Milano, 2016

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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