Ponte alla Vittoria e Porta al Prato: La Guerra dei Mondi. Avvistati motorini sommergibili per attraversare il fiume e conquistare la terra ferma lato Cascine. Piazza della Libertà, viale Don Minzoni, cavalcavia delle Cure: il triangolo delle Bermuda. Macchine risucchiate e sparite nel nulla spazio-temporale. Viadotto all’Indiano, ogni mattina ora 9: Apocalypse Now, gente che si getta dal ponte per arrivare in ufficio via acqua. Ingresso in città dal raccordo autostradale Firenze-Peretola: dai finestrini delle macchine quadri da un’esposizione ispirata all’Urlo di Munch. Parcheggio notturno a Gavinana: I guerrieri della notte. Gruppi di cittadini si combattono in bande per un posto d’auto. E potremmo continuare all’infinito: spartitraffici abusivi, aiuole cassonetto, cantieri evergreen, edifici affetti dalla sindrome dell’archetto finto, isolati dormitorio, parchi urbani con 3 piantine comprate all’Esselunga, aeroporti per farfalle…. e chi più ne ha più ne metta, dal microscopico al macroscopico, dal design del pomello fino all’urbanistica infrastrutturale. Questi sono solo alcuni degli irrisolti (e irrisolvibili?) problemi della nostra città.

Non manca giorno che, percorrendo le strade della mia città, mi domandi: possibile che non si riesca proprio a far nulla per risolverli?
Siamo immersi nelle paludi dell’immobilismo da decenni. Sempre gli stessi problemi, che ormai fanno parte del territorio alla stessa stregua degli edifici. Il corpo è immobile ma, per fortuna, la nostra mente è ancora attiva, vaga, esplora, pensa, propone e risolve. Allora perché non sognare?

Rifacciamo il Ponte alla Vittoria, anzi meglio, togliamolo direttamente. Facciamo un tunnel sotto l’Arno. Rete di linee tramviarie diramate in ogni direzione. Efficienti, puntuali, sicure. Ecco fatto. Le macchine stanno a casa. Una Firenze-Pisa-Livorno a 16 corsie. 8 per parte. Quando vado al mare voglio una corsia solo per me, e basta con le code. L’area ex Fondiaria in viale Belfiore? Facciamoci un bel parco. Verde, aria, pratini con le mucche. Strade sospese, divisione dei flussi veicolari. Chi se ne frega di tutto. Finalmente possiamo agire, agire dove serve, proporre e realizzare, senza vincoli, leggine, veti, lobby, comitati. Componendo pezzo pezzo, si potrebbe arrivare ad avere un quadro di trasformazioni urbanistiche che disegnerebbero una città immaginaria, una Firenze in utopia, fatta e proposta davvero da chi la vive quotidianamente, i fiorentini.
Credo infatti nella partecipazione di ognuno alla costruzione di una città. Chi meglio di chi la vive può fornire un’idea per migliorarla? Mi piacerebbe che tutti formulassero la loro proposta per risolvere questo o quel problema. Potremmo votarle. Internet in questo aiuta enormemente.
Forse alcune di esse potrebbero non essere realizzabili, certo (ma perché, quelle che sono state pensate – e pianificate – fino ad ora sono state realizzate?). Ma almeno sarà la nostra idea, la nostra città. Una città ideale.
E poi arrivano i tecnici. I tecnici, come sismografi, devono registrare i sogni della gente e dar loro forma. Sviluppare visioni spaziali del futuro. Qualche volta utopiche, esagerate o paradossali.

Tutto questa irrealtà sarebbe un reale segno della volontà di capire dove stiamo andando e cosa vogliamo.  Non tanto per quello che ci farebbe vedere, ma per gli spunti  di riflessione che potrebbe suggerire.

Facciamo a gara (di idee)?

Rendering di Emmanuel Di Giacomo presa da http://www.3drender.it/?p=1502

I renderings si possono trovare agli indirizzi:

su FB a https://www.facebook.com/revitarchitectureutopiccity?fref=ts

sul web: http://emmanuel.digiacomo.pagesperso-orange.fr/

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.