Che i rapporti della Corea del nord con il resto del mondo siano a dir poco tesi è cosa nota. Il dittatore nordcoreano e il neo-presidente americano si insultano quotidianamente minacciando reciproche ritorsioni belliche. In questo contesto la strada della diplomazia è più che ardua. In molti hanno provato una mediazione senza frutti; almeno fino ad ora.

Per un’efficace azione diplomatica la componente fondamentale è la statura del mediatore. Il candidato che può aspirare ad ottenere un risultato deve essere uno statista e/o un diplomatico di provata esperienza, vantare solidi rapporti internazionali con le maggiori potenze a livello mondiale, avere un’approfondita conoscenza della cultura e della mentalità nordcoreana, ma soprattutto possedere autorevolezza, carisma e personalità.

Chi mai potrebbe corrispondere ad un profilo simile? Qualche ex presidente? Qualche ex premio Nobel per la pace? Qualche alta personalità dell’ONU? Il Papa? In tutto il mondo si sono interrogati sulla questione senza trovare un nome che potesse essere la risposta giusta.

Nessuno ci è riuscito, perché nessuno è andato a cercare nel posto giusto: in Puglia.

Già, perché la soluzione al problema era sotto gli occhi di tutti: il mediatore ideale è Al Bano.

Nonostante la nota ritrosia e la scarsa propensione a mettersi in evidenza a livello mediatico, il leader di Cellino San Marco, per il bene dell’umanità, si è visto costretto a prendere la situazione in mano e a scrivere al leader di Pyongyang. Lo ha fatto in una lettera aperta al settimanale «Oggi», che evidentemente ritiene essere una delle letture abituali di Kim Jong-un.

Al Bano, dopo i convenevoli del caso, esordisce con “Le immagini che arrivano dal suo Paese la mostrano come un leader molto amato dalla sua gente”. Non ci si faccia ingannare, l’apparente lusinga è l’espressione di una fine strategia diplomatica, che impone di tessere le lodi del destinatario per ben disporlo prima di avanzare le proprie richieste. In effetti, subito dopo, Al Bano, con la concretezza di un consulente d’azienda, delinea il problema di cui suppone che Kim Jong-un non abbia piena consapevolezza “Non so quanto questo amore sia sincero, ma so che con il resto dell’umanità lei qualche problema ce l’ha”. Segue il nocciolo della missiva: la richiesta “Abbandoni se può i suoi spaventosi progetti di provocazione della guerra”.

Di per sé questo sarebbe già sufficiente. È quasi impensabile, infatti, che qualcuno possa rifiutarsi di esaudire una richiesta di Al Bano. Ma è qui che emerge la dote del diplomatico di razza, la sua fine arte negoziatoria. Per garantirsi il risultato, Albano Carrisi gioca il suo asso nella manica: la minaccia definitiva. Se la provocazione di Donald Trump di radere al suolo la Corea del nord non ha sortito effetti, come si poteva alzare l’asticella delle minacce? Solo Al Bano poteva riuscirci “le posso assicurare che per me e molti altri colleghi artisti sarà un piacere venire nel suo Paese a cantare per lei”.

Se questo non basta a far desistere Kim Jong-un dai suoi propositi, non c’è più nessuna speranza.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.