Nel 2016 in Inghilterra sono stati venduti oltre 3,2 milioni di dischi. Numeri che non si vedevano da un quarto di secolo; indicativi dell’ottimo stato di salute del mercato del vinile, che in molti davano per morto.

Altrettanto indicativo che, parallelamente, ci sia stato un calo della vendita dei CD e dei download, a vantaggio del sempre più diffuso streaming.

L’ascolto “in diretta” diventa sempre più la soluzione preferita da chi intende la musica prima di tutto come consumo. Il supporto, fisico o virtuale che sia, è visto come uno strumento superato per lo “stoccaggio” di qualcosa di cui in molti preferiscono fruire in maniera diretta (la musica si ascolta, non si possiede).

In controtendenza c’è una crescente fetta di mercato che alla “fisicità della musica” dà parecchia importanza. Non al supporto tecnologico per eccellenza di questi ultimi decenni, il “dischetto” digitale, ma al supporto analogico per nostalgici: il disco in vinile.

Perché il mercato premia un oggetto che ha una qualità audio intrinsecamente limitata, una scomodità di gestione e un costo elevato per l’acquisto/ascolto?

Perché l’uomo non è fatto di sola razionalità, ma anche di istinto ed emozione.

Un vinile coinvolge almeno quattro dei cinque sensi: la vista è appagata dalle dimensioni e dalla possibilità di leggere i testi senza lente di ingrandimento; l’odore della copertina e del vinile non sono neppure paragonabili a quelli dell’asettica custodia e dell’insulso cd; il tatto è ripagato dalla piacevolezza del contatto del pollice con il bordo del disco e del medio con il foro al centro dell’etichetta (nessun amante del vinile oserebbe mettere le dita sui preziosi solchi); l’udito viene ben disposto all’ascolto fin dal fascinoso suono del disco che viene sfilato dalla sua custodia interna. Per quanto riguarda il gusto preferiamo soprassedere; fermo restando che le cronache narrano di audiofili feticisti che non sottraggono neppure il quinto senso all’esperienza vinilica, complice la suggestione indotta da termini “mangerecci” da sempre associati ai dischi (se il lettore di 45 giri si chiamava “mangiadischi” e il lettore di dischi “piatto” una ragione ci sarà pur stata).

In un’epoca in cui la tecnologia spadroneggia in molti campi, il successo crescente del vinile sottolinea il ritorno alla dimensione emozionale della fruizione musicale.

La musica è prima di tutto piacere e il piacere è fatto anche di riti e di dettagli che solo il vinile può offrire.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.