La pioggia mancuniana di questi ultimi tempi ci regala giornate uggiose da manuale ma niente ferma le interviste di StereoAppalla. Questa settimana abbiamo incontrato né un musicista né una band ma qualcuno che ha a che fare da almeno dieci anni con l’ambiente musicale fiorentino: Leonardo Giacomelli.
Un promoter, un imprenditore, un discografico ma soprattutto un appassionato di musica. Un uomo che ha fatto del suo lavoro una missione: quella di far crescere e conoscere il mondo del rock cosiddetto alternativo. Tutto quel sottobosco, o underground che dir si voglia, fatto di band e musicisti non supportati da multinazionali discografiche ma di ragazzi e ragazze che hanno il sogno di sfondare pur partendo dalle sale prove improvvisate nei garage e nelle cantine. Spesso è proprio lì che si trovano le perle più rare.
Ecco perciò difetti e virtù del rock fiorentino secondo Leonardo Giacomelli:

Da qualche tempo addetti ai lavori e giornalisti hanno ritirato fuori la mitologica definizione: “ scena fiorentina del rock” . Esiste davvero?
Non so se si possa definire scena. Quello che noto, però, è che negli ultimi due anni è aumentata l’affluenza ai concerti, anche da parte dei musicisti. In Toscana accadeva raramente. Ho sempre invidiato l’Emilia Romagna da questo punto di vista. Lì, da sempre, i musicisti alimentano la scena underground frequentando i live club come il Covo ed il Calamita. Qui, i pochi musicisti che vedevi nei locali, venivano solo per giudicare i colleghi. Adesso, però le cose stanno decisamente cambiando, fortunatamente.

La musica è il tuo lavoro, anche se dall’altra parte del palco: sei promoter di eventi (Nozze di Figaro, Reality Bites), produttore di band (Black Candy Records), gestore di live club (Tender e Limonaia di Fucecchio): qual è la meta?
Ho iniziato questo lavoro insieme ai miei soci con l’idea di portare alla luce le band locali per farle conoscere in giro e parallelamente far arrivare da noi le proposte valide che vengono da fuori. Un progetto importante che deve avere costi umani seppur con tantissimi sacrifici. Lavoriamo alla vecchia maniera: Black Candy ha una sede operativa dove quotidianamente svolgiamo le nostre attività, riceviamo i gruppi, organizziamo gli eventi. Stiamo provando a raccogliere i frutti del nostro impegno, cercando di imparare dagli errori fatti negli anni sia per inesperienza che per troppa passione. Vorremmo vivere di questo mestiere.

Parliamo del Tender Club: negli ultimi due anni è diventato il punto di aggregazione vero dei giovani musicisti fiorentini, rivitalizzando appunto la famosa scena…
Vorremmo che il Tender fosse un’esperienza che non finisse mai. Firenze ha bisogno del suo “Covo” (live club di Bologna attivo da 30 anni – nda), non scelgo un paragone a caso: un locale che per tanti anni sia un punto di riferimento per la musica cosiddetta altra. A Firenze ci sono posti come la Flog, il Tenax che sono specializzati su un altro target. Ci sono grandi promoter come la PRG che hanno fatto benissimo e hanno salvato la città dall’oblio investendo sulle strutture. Noi, tramite tutti i nostri strumenti, vogliamo dare la dignità necessaria al mondo della musica underground. Col  Tender stiamo andando in questa direzione: investiamo coi gruppi in nuove forme di collaborazione. Stiamo coproducendo le serate con loro, ci aiutano a promuovere gli eventi e così via.

Di cosa c’è bisogno per fare un ulteriore  salto di qualità e rendere ancora più forte questa realtà?
Prima cosa: bisognerebbe uscire dalla crisi perché in questa fase tutto è più difficile. I consumi nei locali ogni anno crollano del 20%. L’elemento fondamentale però è: insistere. Continuare anche quando le cose non vanno bene. Investire sulla scena, creare sinergia sul territorio. Capire che dietro a questo mondo c’è tanto lavoro: il musicista che crea la musica, il discografico che la produce, c’è chi la impacchetta, chi la distribuisce. È un lavoro vero e bisogna dargli la dignità che merita.

Qual è l’evento a cui sei più affezionato?
Tra quelli sul territorio, la serata British Invasion al Tender:  vedere la gente abbracciata che a fine serata canta a squarciagola gli Oasis, ti fa capire che stai facendo le cose nel modo giusto. Tra i grandi eventi: i Radiohead al Parco delle Cascine perché come promoter sono stato orgoglioso di rendere a Firenze uno spazio così bello, dopo tanti anni. Siamo riusciti a garantire servizi ed ordine pubblico a migliaia di persone, dimostrando che anche qui si possono organizzare eventi di questa portata.

Pensi che il Parco delle Cascine diventerà mai una sorta di Hyde Park? Quali altri spazi di Firenze recupereresti?
Firenze si merita l’utilizzo di più spazi. L’idea dell’amministrazione comunale è quello di rendere il  Parco delle Cascine un’area davvero vivibile. Ma è un lavoro lungo, duro e da fare costantemente. Da questo punto di vista, l’Europa ha molto da insegnarci. Altri spazi da recuperare? So che c’è il progetto di riqualificare l’Ippodromo delle Mulina, sull’esperienza  di quello di Capannelle a Roma, che ogni anno ospita un festival rock importante. Inoltre, spero che si tornino a sfruttare presto  le potenzialità della Cavea del nuovo Teatro dell’Opera. Una delle estati più belle è stata quella di due anni fa, quando alla Cavea sono venuti  a suonare artisti come Morrissey e Chris Cornell.

Da promoter, qual è il tuo auspicio per questo lavoro?
Mi piacerebbe che l’Italia diventasse abbastanza matura da ospitare i grandi festival internazionali sullo stile del Primavera Sound di Barcellona o dello Sziget di Budapest. Contesti  in cui è il Comune che si fa carico di un impegno verso i promoter per l’utilizzo gratuito degli spazi pubblici. La forzatura però deve essere fatta dall’amministrazione. Un esempio? Per il Primavera Sound portoghese, non vengono allestiti trasporti supplementari a carico dei promoter dell’evento. È il Comune che prolunga il normale servizio pubblico facendo semplicemente pagare il normale biglietto. Così il servizio si è già autofinanziato! Per il resto, l’Italia sarebbe pronta: qui ci sono  professionisti che sanno portare i grandi artisti, che sanno organizzare e mettere in sicurezza la gente. E sono bravi come quelli che ci sono all’estero.

Ultimo giro: componi la tua band ideale di supereroi del Rock…
La mia band ideale deve contenere musicisti dei Pearl Jam, dei Blur, degli Oasis e dei Mogwai. Con la partecipazione di Gaber a dare un tocco di poesia.

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!