Chissà se è vero amore per la propria città o solo voglia di criticare la forte posizione presa da qualcuno contro il collocamento della statua di Jeff Koons sull’Arengario di Palazzo Vecchio. Si tratta di “Pluto and Prosperpina”, due tonnellate di acciaio inox cromate in oro che non possono, e non vogliono, passare inosservate.

Io mi sono sempre approcciata all’arte in modo un po’ disordinato, quella che ho studiato è in grado di farmi apprezzare ciò che c’è dentro gli Uffizi, di distinguere il Tondo Doni, di farmi parlare per tre minuti della Primavera e della Venere di Botticelli, e di poterne apprezzare la meraviglia. Quando davanti alla Notte stellata di Van Gogh a New York, al Bacio di Klimt a Vienna, a Guernica a Madrid resto senza fiato, neanche so bene il perché. L’arte contemporanea poi mi diverte, mi intriga, e a volte mi infastidisce, perché so di non avere gli strumenti per capirla fino in fondo. Allora passo oltre, in cerca di qualcosa che colpisca il mio occhio non completamente, ma quasi, profano.

Quel colosso placcato in oro in piazza Signoria non può far a meno di colpire, soprattutto se il sole ci batte sopra. È accanto al David è vero, è a Firenze, è vero, e so che alcune cose sono sacre e difficilmente si vuole vederle cambiare. Un po’ lo capisco, è la stessa sensazione che provo quando sento una canzone di De Andrè cantata da qualcuno che non sia lui, come se la sciupassero, nel vano tentativo di esserne all’altezza. Forse non è giusto, ma è puro istinto, quello di quando ami qualcuno o qualcosa. Io amo Firenze, e so che bisogna fare con calma quando la si vuole toccare, ma toccare non vuol dire intaccare. La sua bellezza è resistente, e non si sciupa con due tonnellate d’acciaio, si sciupa di più facendo pipì nei vicoli, gettando pacchetti di sigarette in terra, e prendendo l’auto quando se ne potrebbe fare a meno. Almeno in questi mesi il David avrà un po’ di compagnia. Meglio solo che male accompagnato? La mostra di Jeff Koons il 28 dicembre finisce, vorrà dire che non resteranno buoni amici.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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CORA

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Usato garantito