Rick Deckard, cacciatore di androidi ribelli nella squadra dei Blade Runner, interpretato dallo straordinario Harrison Ford, con la magistrale mano registica di Ridley Scott, porta sullo schermo il personaggio principale del testo di Philip Dick, nell’ormai lontano 1982, facendo diventare il film un cult movie. Film affascinante, noir, decadente, mistico. Per questo era doveroso leggerne il testo ispiratore, e mi aspettavo, come quasi sempre accade, che il film avesse perso molto dal libro di Dick.

Il libro, rispetto al film, è molto meno ricco della suspense della caccia all’androide; si indugia più che sull’azione su una serie di complicazioni esistenziali che pervadono sia gli androidi, che spesso non sanno di non essere umani, che gli stessi cacciatori che, come Deckard sentono una attrazione particolare verso alcuni di essi: vedi la liason fra Rachel e Rick. Ampio respiro alla società distopica, alla vita ormai quasi distrutta sul pianeta, spazzato da piogge radioattive e con quasi tutte le specie animali estinte. La figura di Deckard è analizzata a fondo, con tutte le sue contraddizioni, paure e fobie. Abbasta marginale invece il personaggio di Rachel e abbastanza anonimo quello di Roy Batty, il capo degli androidi, che nel film, al contrario, viene immortalato nel monologo finale divenuto quasi leggendario.

Cercando di essere il più obiettivo possibile direi che stavolta il film è risultato con una certa evidenza migliore del libro.

 

Edizione commentata

Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci Editore, Roma, 2000

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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