IMG_3633Nella Firenze medievale (come in gran parte delle grandi città europee) l’uso alimentare della carne era, in prevalenza, rivolto alle classi più agiate. La carne bovina non era ancora molto usata perché questi quadrupedi venivano quasi esclusivamente usati in agricoltura per i lavori nei campi o per la produzione del latte. Animali da lavoro dunque, di cui fin dall’antica Roma la macellazione era consentita solo in particolari casi (azzoppamento dell’animale, o sua sopraggiunta inabilità per vecchiaia, ecc), con pene severe per i trasgressori, fino all’esecuzione capitale.
Non dico che nelle botteghe dei macellai dell’epoca mancassero carne bovina o equina, ma certo non erano le principali materie di vendita. Nel Medioevo la carne più usata per macellare era quella di capra, prevalentemente di sesso maschile (ovviamente la femmina era più usata per la procreazione e per la produzione del latte), e non a caso, lo stemma dell’antica Arte dei Beccai era proprio un bel caprone rampante.
Tutt’ora in francese il macellaio si chiama boucher, che corrisponde al nostro beccaio, ossia venditore di carne macellata, mentre per gli antichi romani il macello era il luogo del mercato dove si vendeva di tutto (non solo carne quindi, ma anche pesce e verdure).
Beccaio dunque! Così detto perché la carne dell’animale più comune era la capra, di genere maschile che all’epoca, ma ancor oggi in certe campagne, veniva chiamata, appunto, “becco”. Ecco il perché del nome e del soggetto dell’emblema dell’Arte.
L’origine si presume derivi dal volgare e già all’epoca di Dante il significato di “capro” è chiaramente usato nell’estensione in parola. Lo troviamo nel  Convivio (I VI 6) “…se conosci da lungi un animale non sa s’è cane o lupo o becco…”, ma anche nella Divina Commedia, (Inferno canto XXXII verso 50) “‘… ‘l gelo strinse /  le lagrime tra essi e reserrolli. / … Ond’ei come due becchi / cozzaro insieme…”
Il discorso forse diventa più nebuloso quando per “becco” si vuole indicare l’uomo tradito. Il termine usato anche in questo caso sembra voglia indicare sempre il maschio della capra nella quale razza pare che il genere femminile abbia la corrente abitudine di cambiare il proprio partner (ma così fanno anche i comuni gatti, ad esempio). Forse questa caratteristica è stata presa maggiormente in considerazione in presenza di un altro elemento anatomico, ossia le corna che, in generale, sono sempre state associate alla persona tradita.
Anche in questo caso il termine “becco” era già usato nel Medioevo, come ci dimostra Boccaccio che, nella settima novella della settima giornata, narra di un uomo tradito dalla moglie. Il pover uomo, subisce in contemporanea anche un inganno ordito dai due amanti che, allo scopo di consumare i loro desideri, malmenano il marito. Pare che da questa descrizione nasca l’altro detto di “becco e bastonato” che il Boccaccio cita proprio per etichettare il malcapitato tradito e picchiato.

(Visited 1.386 time, 22 visit today)
Share

Dicci la tua

Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.