Il Centro Studi di Confindustria lancia una proposta per incentivare l’uso dei mezzi di pagamento elettronici e ridurre l’uso del contante: introdurre un credito d’imposta pari al 2% di tutti gli importi pagati con mezzi elettronici. La copertura di tale costo per l’Erario si otterrebbe in parte tramite una commissione del 2% sui prelievi in contanti, ma soprattutto tramite l’eliminazione di una parte del sommerso (teoricamente con un saldo positivo per il Fisco).

L’incentivazione dei pagamenti elettronici, secondo il proponente, avrebbe infatti l’effetto di contrastare efficacemente una fetta di evasione fiscale. Se tutti andando ad effettuare i nostri acquisiti utilizzassimo un mezzo di pagamento elettronico, i commercianti non avrebbero la possibilità di dichiarare una cifra inferiore rispetto a quella realmente incassata. In parte è vero che si disincentiverebbe il “nero”, d’altro canto basterebbe che qualche commerciante proponesse uno “sconto” per il pagamento in contanti per ridimensionare la portata di tale misura.

Non potendo, ovviamente, eliminare completamente l’uso del contante, però, l’idea di renderlo sempre meno utilizzato attraverso varie incentivazioni è una strada da seguire. Oltre alla riduzione del sommerso, calerebbe anche la spesa per l’emissione e la gestione della carta moneta, che rappresenta un costo significativo per lo Stato.

Il problema è, però, principalmente di mentalità. Gli Italiani sono testardamente attaccati alle banconote. La media europea di transazioni tramite carta è di circa 100 operazioni a testa all’anno. La media Italiana è inferiore alla metà. L’evidenza di tale radicato rifiuto dei mezzi di pagamento elettronici è lampante, ad esempio, nelle code che si formano ai caselli autostradali nelle corsie per il pagamento in contanti. Considerando che nelle corsie automatiche è possibile pagare senza commissioni e senza necessità di digitare alcun pin e considerando altresì che la quasi totalità degli automobilisti possiede almeno il bancomat, il fatto che solo una minoranza scelga di pagare il pedaggio tramite pagamento elettronico è indicativo della forma mentis degli Italiani.

Ovviamente sono numerose le motivazioni legate  all’utilizzo del contante (storiche, pratiche, psicologiche, etc.), ma alla base dell’italico attaccamento alle banconote c’è comunque una radicata diffidenza nei confronti delle transazioni elettroniche. Questa diffidenza si manifesta anche nei confronti degli acquisti on line, che tra l’altro richiedono spesso il pagamento elettronico, ed è una delle cause che hanno portato l’Italia al quartultimo posto tra i paesi europei, secondo l’indice internazionale che misura le competenze digitali, davanti solo a Bulgaria, Grecia e Romania.

Siamo digitalmente arretrati e lo manifestiamo in maniera evidente con numeri da terzo mondo: solo il 69% degli Italiani utilizza internet regolarmente, quindi non può stupire che, ad esempio, solo  il 30% degli Italiani utilizzi l’home banking (dati Corriere Della Sera).

Se siamo digitalmente quasi analfabeti non è certo colpa dell’utilizzo massiccio che facciamo del contante, ma questo ne è, allo stesso tempo, indicatore e (in minima misura) concausa.

È la nostra mentalità poco aperta alle innovazioni tecnologiche che concorre a rendere l’Italia un paese digitalmente arretrato e ridurre l’utilizzo del contante sarebbe un piccolo passo sulla lunga strada del cambiamento della nostra mentalità.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.