24032015

Ogni volta che passo dal Piazzale finisce che mi fermo ad osservare la mia Firenze. Che sia per mezz’ora o per cinque minuti.
Così ho fatto anche stamani.
Pioveva, ma questo non basta ad impedire di affacciarsi su uno dei panorami metropolitani più belli.
Tra una settimana esatta vedrò altri panorami, mi affaccerò su altre bellezze, alzerò gli occhi verso una porzione di cielo molto distante da questa.
E allora affacciarsi qui, oggi ha assunto un significato particolare.
Percorrendo viale Galileo, quando la cupola e il campanile e la punta di Santa Croce iniziano a mettersi in bella mostra, mi pareva tutto assai più grande e vicino di sempre. Sembrava di poter allungare un braccio e di poter tirare loro un “nocchino” come diciamo noi.
Mi sono fermato e come faccio ormai da un po’, ho infilato la mano in tasca, ho preso i miei piccoletti, ho rimesso i capelli a lei (si sono allentati ultimamente e tendono a venir via), ho fatto veder loro ancora una volta in che razza di magnificenza viviamo e li ho immortalati.
Perché era giusto salutarla Firenze. È giusto portarsi dietro l’immagine più bella per non dimenticare mai quanta fortuna abbiamo.
Un abbraccio enorme a questa perla di città.
Un abbraccio agli amici di TuttaFirenze.
Ci sentiamo da un’altra porzione di questo nostro meraviglioso mondo.

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Sergio Lipari

Fiorentino, laureato in Industrial Design presso la Facoltà di Architettura di Firenze, non amo definirmi, forse perché non so come definirmi.
Sono viaggiatore e lettore, mi occupo di design, grafica e fotografia.
Ho due grandi passioni che mi accompagnano fin da piccolo e proprio non riesco a farne a meno: la chitarra e il LEGO.
Con quest’ultimo, mi diverto a interpretare e raccontare la realtà che mi circonda, in un esercizio che sta a metà strada fra il ludico e il serio.
Ho vissuto a Barcellona e mi reco spesso in Messico, dove ho lavorato e soggiornato per lunghi periodi. Amo Frida, Diego e il mezcal, che in una calda, stellata notte messicana mi ha regalato la sbronza che mai scorderò in vita mia.

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